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Centri commerciali o piccoli esercizi? Il Tar dice sì alla tutela delle botteghe nel centro

Il piccolo commercio cittadino ha un rilevante “valore sociale” che va difeso e valorizzato. Botteghe e negozietti del centro storico vanno tutelati dalla crisi economica e dalla concorrenza dei grandi centri commerciali cercando di sviluppare forme di commercio innovative che non cannibalizzino l’offerta esistente ma siano a questa complementari. La presenza di piccoli esercizi e botteghe rivitalizza i centri e garantisce la vivibilità delle vie e delle piazze cittadine, assicura un commercio di qualità, attraendo clienti del luogo e turisti interessati ad acquistare bene in un ambiente particolarmente gradevole. Per il giudice l’autorizzazione all’insediamento di nuovi centri commerciali può essere rifiutata per motivi imperativi d’interesse generale o nell’interesse dell’assetto urbano cittadino. Questo è quanto evidenziato nella motivazione dalla sentenza n. 612/2016 con cui il T.A.R. Piemonte ha respinto il ricorso di una società alla quale lo Sportello Unico Attività Produttive del comune di Asti aveva rifiutato il riconoscimento della “localizzazione urbano periferica L2”. Tale classificazione, prevista da apposita delibera del Consiglio Regionale del Piemonte, identifica aree in prossimità del centro abitato che possono ospitare servizi per il consumatore ed attività commerciali. Con tale rifiuto veniva dunque meno per la società richiedente la possibilità di creare un nuovo centro commerciale in una zona periferica al centro storico di Asti.

La sentenza

La società ricorrente, che ha presentato l’istanza respinta dal comune, con ricorso ha impugnato dinanzi al TARarchitecture-906737 Piemonte sia le note, sia la deliberazione del consiglio comunale che rifiutava il riconoscimento e ne ha chiesto l’annullamento per vizi di incompetenza,  violazione di legge ed eccesso di potere. Il comune di Asti, a sua volta, ha rilevato l’infondatezza del ricorso chiedendone il rigetto. Il punto su cui la società ricorrente ha incentrato la sua contestazione, ha riguardato in particolare l’illegittimità della deliberazione del Consiglio comunale di Asti e due dinieghi conseguenziali, per violazione della normativa nazionale e regionale in materia di “liberalizzazioni” del settore commerciale, in quanto la deliberazione consiliare impugnata, avrebbe introdotto limitazioni all’insediamento di nuove attività commerciali per finalità diverse da quelle ammesse dalla legge. Tali finalità sono la tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente, ivi incluso l’ambiente urbano, e dei beni culturali. Per la ricorrente l’unico motivo a sostegno del rifiuto alla sua istanza serebbe stato, invece, di ordine discriminatorio ossia quello di frenare lo sviluppo della grande distribuzione a vantaggio della rivitalizzazione delle piccole attività nel centro storico.

La normativa di settore e la sua evoluzione

wicker-1616367A livello nazionale le attività economiche ed industriali sono disciplinate dalla L. n. 59 del 1997, cui è seguita la riforma della disciplina del commercio con c.d. decreto Bersani che ha riconosciuto alle regioni la competenza a fissare “i criteri di programmazione urbanistica riferiti al settore commerciale” evidenziando la necessità che vengano bilanciati gli interessi pubblici coinvolti nella pianificazione commerciale: tutela della concorrenza, equilibrato sviluppo delle diverse tipologie distributive e ordinato assetto urbanistico. Anche il decreto “Salva Italia”, che ha completato la liberalizzazione nel settore, ha ribadito questo principio aggiungendo che le Regioni e gli enti locali possono prevedere limitazioni. Tali limitazioni sono le stesse previste anche dalla direttiva Bolkenstein (recepita in Italia), che parla di “motivi imperativi d’interesse generale”, con riferimento alla tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente, ivi incluso l’ambiente urbano, e dei beni culturali. Mentre le disposizioni di pianificazione e programmazione territoriale con prevalenti finalità economiche sono state abrogate. In definitiva, dal principio che la rete commerciale deve essere adeguata alla pianificazione urbanistica si è passati al principio del necessario bilanciamento di interessi fra le attività commerciali e l’assetto urbano, con la conseguenza che limitazioni urbanistiche al commercio sono tuttora possibili in presenza di preminenti interessi pubblici. 

La conclusione

krakow-1665093Nel caso citato dalla sentenza il giudice ha respinto il ricorso ritenendo che il comune di Asti abbia applicato correttamente e senza discriminazione le disposizioni scaturenti dal quadro normativo nazionale e dalla specifica disciplina regionale che riconosce ai comuni piemontesi il compito di identificare le aree su cui è possibile creare nuovi insediamenti commerciali. L’obiettivo di tutela del piccolo commercio non è stato perseguito dall’ amministrazione comunale con finalità lesive o restrittive della concorrenza, ma soltanto per finalità di tutela dell’ambiente urbano, che sono da considerarsi preminenti.

Rosy Abruzzo

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