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Circo: per ogni umano che ride, un animale piange!

Ennesimo caso di condanna per il proprietario di un circo che deteneva gli animali in gabbie piccole e sovraffollate. Per la Cassazione rientra nell’ipotesi di maltrattamento di animali.

Sono ormai numerose le polemiche che ogni volta si sollevano davanti ad un circo che usa animali per fare spettacolo.

Le propagande, le manifestazioni dei gruppi animalisti italiani e le urla di dolore degli animali chiusi nelle gabbie non riescono a sensibilizzare i proprietari del circo e non sono sufficienti per imporre l’esclusione dell’uso degli animali nei momenti di intrattenimento.

A differenza di quanto avviene in altri Stati del mondo, in Italia usare gli animali nei circhi per intrattenere il pubblico è legittimo purché il titolare dell’esercizio garantisca loro adeguate cure: cibo, assistenza dal veterinario, luogo idoneo dove dormire.

Quando ciò non accade, secondo la Cassazione, il titolare risponde di maltrattamento degli animali.

circo-animaliIL CASO. La vicenda di cui si è occupata la Cassazione riguarda il titolare di un circo che era stato accusato di detenere diversi animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di sofferenze (mancanza di luce naturale, mancanza di acqua per alcune specie di animali, dimensioni delle gabbie non idonee in relazione alla stazza degli animali, temperature non adeguate, sovraffollamento nelle gabbie).

Per l’accusa le conseguenze derivanti da tale negligenza nei confronti degli animali aveva portato ad una crudele sofferenza per gli animali stessi: nati liberi per poi vivere da schiavi senza veder soddisfatti i loro bisogni primari.

Il Tribunale di primo grado investito della questione – Tribunale di Chieti -, accogliendo le ricostruzioni e le deduzioni avanzate dalla pubblica accusa, aveva confiscato gli animali e condannato il proprietario del circo per maltrattamento di animali.

Avverso tale sentenza il proprietario del circo aveva proposto ricorso in Cassazione ritenendo che si era adeguato al D.M. 27.04.1993 – Linee guida per il mantenimento degli animali nei circhi – e che non era ammissibile la confisca sugli animali del circo non essendo essi ricompresi nella definizione di “oggetto materiale del reato”.

circoLA DECISIONE. La Cassazione con sentenza n. 46144/2016 ha respinto il ricorso e confermato la condanna a carico del proprietario del circo.

Per i giudici, infatti, l’art. 727 c.p. – reato di maltrattamento di animali – non deve essere inteso esclusivamente come maltrattamento fisico ma anche psicologico: è maltrattamento tutto ciò che è incompatibile con la natura degli animali.

Pertanto, le condizioni in cui gli animali sono custoditi sono indice di valutazione ai fini della configurazione del reato di maltrattamento: esse, infatti, “possono provocare negli stessi uno stato di grave sofferenza, indipendentemente dal fatto che in conseguenza di tali condizioni di custodia l’animale possa subire vere e proprie lesioni dell’integrità fisica“.

Sulla base di tali considerazioni ed in virtù delle prove desunte in fase dibattimentale, per i Giudici non vi sono stati dubbi: il sovraffollamento nelle gabbie, la mancanza di acqua, la temperatura non diversificata in base all’animale detenuto sono causa di sofferenza per gli animali!

Ennesima vittoria per gli animalisti e per tutti coloro che non sorridono di fronte alla sofferenza di un animale…ma si sa…è stata vinta solo l’ennesima battaglia, non la guerra!

animale-tristeResta, infatti, ancora molta perplessità circa l’uso degli animali nei circhi: il circo è fatto per sorridere, per ridere..ma chi si diverte vedendo animali che mentre si esibiscono sono tristi? Perché lo Stato italiano – al pari della Grecia, Austria e Paesi Bassi – non adotta una legge con la quale viene vietata l’esibizione degli animali nei circhi?

Se anche tu vuoi contribuire per dire STOP all’uso degli animali nei circhi, firma l’apposita petizione promossa da LAV. Qui la petizione.

Sei mai stato al circo?

Hai provato a guardare gli occhi di un animale dentro ad un circo?

Rifletti.

Rosa d’Aniello

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