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Clausola oscura o ambigua? Si interpreta a favore dell’assicurato.

Clausola oscura o ambigua? Si interpreta a favore dell’assicurato.

Nel settore assicurativo, il consumatore si trova solitamente di fronte a contratti enciclopedici, con una pletora di clausole formulate in linguaggio tecnico giuridico. Eppure, può accadere che alcune frasi siano costruite con una struttura ambigua, dando al lettore la possibilità di scegliere tra diverse interpretazioni. A volte, l’assicuratore usa termini con molteplici significati, generando il dubbio nella controparte su quale sia il reale perimetro del contratto. Come si affrontano, nella prassi, le clausole oscure e qual è il processo ermeneutico preferibile?

L’ “equilibrio” contrattuale: una nuova tendenza all’equità

Occorre precisare che si sta facendo strada, nel tessuto normativo, una tendenza ad ampliare il margine d’intervento del giudice sul regolamento contrattuale. Qualche autore coraggioso ne parla in termini di “governo giudiziario dell’autonomia contrattuale”. In sostanza il dogma tradizionale della piena libertà delle parti nel determinare il contenuto dell’accordo incontra, per la prima volta, un limite esterno: l’equilibrio tra i diritti e gli obblighi. Un primo intervento sistematico in tal senso si è registrato nel settore consumeristico, con la normativa sulle clausole vessatorie. Al giudice è stato affidato il potere di neutralizzare le clausole contrattuali particolarmente oppressive per una delle parti, infliggendo la sanzione della nullità. In sostanza, l’equità diventa un principio strutturale del contratto, circoscrivendo la sfera della volontà delle parti. Ma un particolare approfondimento va dedicato non tanto alle clausole eccessivamente gravose quanto a quelle che, per la loro formulazione, risultano ambigue o incomprensibili.

La clausola ambigua nel contratto di assicurazione

Solitamente, nei contratti predisposti unilateralmente da una delle parti, il contraente forte è un professionista altamente specializzato che, nella redazione del testo, adotta un alto livello di tecnicismo. Ma può comunque accadere che determinate frasi siano polisenso od oscure e generino ragionevoli dubbi sugli obblighi derivanti dal vincolo contrattuale. Nel caso trattato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 19299/2016 , ad esempio, le condizioni generali di contratto prevedevano espressamente la risoluzione in caso di “cessione” del veicolo. Si domandano le parti se il trasferimento temporaneo della disponibilità, ad esempio in caso di locazione o di noleggio, sia sufficiente a causare la dissoluzione. La Corte osserva limpidamente che il termine “cessione” è gergale ed atecnico, non riferendosi specificamente a nessuno dei contratti tipici previsti dal Codice Civile. Solitamente, per poter chiarire i passaggi dubbi di un accordo, si procede alla ricostruzione della comune volontà delle parti nel momento della sua conclusione. Ma, nel caso di condizioni generali di contratto, il contraente debole si limita ad “aderire” con la sottoscrizione. Manifesta quindi una volontà “passiva”, meramente conformativa, al regolamento contrattuale predisposto dall’altra parte che, di solito, è nettamente più professionalizzata. Si applica quindi, come precisa la Corte, l’articolo 1370 del Codice Civile, per cui quando la clausola è predisposta da una delle parti, questa “assume il rischio” dell’ambiguità od oscurità della formulazione. Alla frase sarà quindi, dato il significato più favorevole alla controparte, secondo il principio della interpretazione “contra stipulatorem”. La sentenza, inserendosi nel solco di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, conferma che nel contratto di assicurazione le proposizioni polisenso (o comunque ostiche) vanno rivolte a danno dell’assicuratore, dandone la lettura più conveniente all’assicurato.

Davide Gambetta

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