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Coltivare marijuana per uso personale esclusivo: è reato

Coltivare marijuana per uso personale esclusivo: è reato

La coltivazione della cannabis è reato, anche se per uso esclusivamente personale.

Questo è quanto stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza 109 del 2016, chiamata a pronunziarsi sulla legittimità costituzionale dell’art. 75 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n.309. La questione, sollevata dalla Corte di Appello di Brescia, riguarda l’art 75, nella parte in cui –secondo un consolidato indirizzo della giurisprudenza di legittimità- non include tra le condotte assoggettate a sanzione amministrativa anche quella di coltivazione di piante di cannabis, qualora finalizzata al solo uso personale dello stupefacente.

Coltivare marijuana per uso personale esclusivo, rilevanza penale: i dubbi di costituzionalità

Due le censure della Corte rimettente: la violazione del principio di eguaglianza (art. 3 Cost.) e la violazione del principio di necessaria offensività del reato (artt.13 comma 2, 25 comma 2 e 27 comma 3 Cost.). Per quanto riguarda il primo punto, i giudici bresciani rilevano una irragionevole disparità di trattamento, presupposto sempre l’uso personale, tra la condotta –sanzionabile in via amministrativa- di chi detiene sostanza stupefacente da egli stesso precedentemente coltivata,e quella –penalmente sanzionabile- di chi viene sorpreso nell’atto della coltivazione di stupefacente. La seconda censura muove dall’assunto secondo il quale la condotta della coltivazione di cannabis per esclusivo uso personale risulta inidonea a ledere i beni giuridici tutelati dalle norme in esame. Tale lettura sarebbe avvalorata non solo alla luce delle disposizioni dell’ordinamento interno, ma anche di quello sovranazionale.

Coltivare marijuana per uso personale esclusivo, la soluzione della Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale ha dichiarato infondate le censure.I giudici della Consulta hanno ritenuto non sussistente la violazione dell’art. 3 Cost. perché la detenzione dello stupefacente “autoprodotto” è sempre penalmente rilevante, non rilevando il momento in cui il soggetto viene scoperto. Con riferimento al principio di offensività, è stato evidenziato con chiarezza che le condotte “neutre” come la coltivazione (ma anche la produzione, la fabbricazione, l’estrazione) hanno la capacità di accrescere la quantità di stupefacente esistente e circolante, agevolandone così indirettamente la diffusione. Sta in ciò la peculiarità che conferisce loro maggiore pericolosità rispetto alla detenzione, sancendo l’irrilevanza della finalità di consumo personale. La sentenza pone davvero la parola fine sull’annosa questione? Probabilmente no, considerato che è in corso l’esame di numerosi progetti di legge in materia

 

Maria Rosaria Pensabene

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