Shopping Cart

Concussione, induzione indebita e corruzione

La Legge 190/2012 e la Legge 69/2015 hanno dato luogo ad una riforma organica del sistema preventivo e repressivo dei delitti contro la P.A, in particolare è stata effettuata un’analisi approfondita sui delitti di concussione, induzione indebita a dare o promettere e la corruzione.

L’illegalità nella P.A. è un fenomeno ben noto all’opinione pubblica. Il fenomeno ha reso necessario un intervento punitivo peculiare. La ragione dell’intervento legislativo è stata anche quella di dare esecuzione ai vincoli internazionali (la Convenzione di Merida del 2003, la Convenzione di Strasburgo del Consiglio d’Europa del 1999).

Tra le modifiche, la corruzione impropria ex art. 318 c.p. è stata rubricata come “corruzione per l’esercizio della funzione”. La nuova previsione contempla l’ipotesi del “pubblico ufficiale che per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve per sé o un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa”.

È stato eliminato il nesso eziologico tra l’utilità ricevuta (o con la promessa fatta), con un atto da compiersi o già compiuto, divenendo possibile anche la configurabilità del reato in assenza di uno specifico atto (anche la condotta meramente materiale o di tipo privatistico; v. Cass. Pen. Sez. VI n. 38698/2006).

In dottrina si è parlato di un nuovo reato, rubricato ancora come corruzione ma più congruo come “asservimento” del pubblico ufficiale ai desiderata del privato. L’eliminazione dell’oggetto di scambio, ha comportato un’asimmetria  tra l’elemento oggettivo della corruzione impropria e quello della corruzione propria. A seguito della riforma, la sola corruzione propria ex art.319 c.p., continua a riferirsi ad atti dell’ufficio.

Un altro aspetto rilevante della normativa di riforma è la scelta linguistica del “denaro o altra utilità” in luogo della “retribuzione”, dalla cui eliminazione deriva che non sia necessario un vero e proprio sinallagma ma che vi sia stata una certa proporzionalità nel beneficio.

La nuova formula dell’art. 320 c.p.. ha eliminato la necessità che l’incaricato di pubblico servizio possieda la qualità di pubblico impiegato.

Quanto al delitto di concussione, l’introduzione  della fattispecie ex art. 319- quater c.p. (c.d. “induzione indebita a dare o promettere utilità”) ha ricollocato la residua modalità di induzione, “salvo che il fatto costituisca più grave reato”. La norma sembra differenziarsi dalla concussione  ex art. 317 c.p. con riferimento alla condotta tipica  e con riferimento alla punibilità.

Sulla base di questa valutazione, si afferma  che detta fattispecie sia in una via intermedia  tra la corruzione e la concussione (più prossima alla prima), ed ex art. 321 c.p. è punito anche il corruttore che promette o corrisponde l’utilità.

La giurisprudenza ha applicato dei criteri distintivi tra la concussione e la corruzione. Sono stati scartati i criteri della paternità dell’iniziativa, della conformità (o contrarietà) dell’atto ai doveri d’ufficio, nonché il criterio dell’ingiustizia del vantaggio perseguito dal privato.

Particolare valore è stata data nella concussione, alla presenza di una volontà prevaricatrice del pubblico ufficiale cui consegua il condizionamento del privato in stato di soggezione dinanzi alla condotta del primo. Nella corruzione si configurerebbe una posizione di pariteticità che implica la libera convergenza delle medesime condotte verso un comune obiettivo illecito. L’elemento discretivo sarebbe nel tipo di rapporto intercorrente  fra la volontà dei soggetti. Non è di immediata  evidenza distinguere l’ induzione indebita e la corruzione, poiché le modalità della condotta sono indeterminate.

Nell’ induzione indebita l’abuso di qualità è strumento di pressione psicologica sul soggetto indotto. Nella corruzione, invece, l’abuso di qualità pur rappresentando ontologicamente la condotta corruttiva, non integra la pressione psicologica in quanto la condotta del corruttore/corrotto sono motivate da interessi personali.

Gli orientamenti giurisprudenziali

gli orientamenti giurisprudenziali
gli orientamenti giurisprudenziali

Un primo orientamento (Cass.Pen.Sez.VI,sent.n. 8965/2012), affermava che il criterio da applicare fosse quello del livello di pressione psicologica dell’agente pubblico e del mezzo utilizzato.

Il secondo, rivedeva nel tipo di vantaggio la possibilità di ritenere commessa la concussione nell’ evitare un danno ingiusto; l’induzione indebita nell’ evitare un danno legittimo (Cass.Pen.Sez. IV,sent.n.17593/2013).

Un terzo orientamento (Cass. Pen. Sez. VI, sent.n.11794/2013), riteneva  non idoneo il criterio del minore grado di coartazione morale, alla luce dell’art. 319 – quater c.p.. Il soggetto privato non sarebbe punibile nella concussione per costrizione, quando non avrebbe scelta di accettare la pretesa. Sarebbe punibile come coautore, se il pubblico agente abusando del suo potere o della sua qualità formuli una richiesta lasciando la possibilità al privato di scegliere, o perché la pretesa è stata blanda  o perché è stato sollecitato dall’ ottenimento di un indebito vantaggio.

La questione sulla portata applicativa degli artt. 317 e 319- quater c.p. è stata rimessa alle Sezioni Unite nella sentenza “Maldera” (Cass. Pen. Sez. Un., sent.n. 12228/2014). Si è affermato che il 317 c.p configura l’abuso costrittivo del pubblico ufficiale con violenza o minaccia di un danno contra ius, da cui deriva una limitazione della autodeterminazione del destinatario. Il 319-quater, è caratterizzato dall’ abuso induttivo del pubblico ufficiale (o incaricato di pubblico servizio) che con persuasione o inganno, non limita il destinatario che può decidere di aderire per conseguire un illecito profitto.  Le sentenze successive, confermano la stessa impostazione (Cass.Pen.n. 19506/2016; Cass. Pen. n.18182/2016)

Quanto alla differenza tra il delitto ex 319-quater e la corruzione,  si osserva che la nuova fattispecie di reato sia “a metà” tra la concussione  (marcato utilizzo della violenza morale) e la corruzione stessa (v. Cass. Pen. Sez VI, sent.n.3251/2013; Cass. Pen. Sez.VI, sent. n. 19190/2013; Cass.Pen. sent. n. 16154/2013). La giurisprudenza ha delineato  le differenze tra l’induzione e le condotte corruttive  (ex art. 322 c.p.). Queste ultime, presupporrebbero un rapporto di pariteticità fra i soggetti che manca nella condotta induttiva, ove tipicamente si evince uno squilibrio di posizione in sfavore del privato soggetto al “metus publicae potestatis”. Si aggiunge che nell’induzione si hanno due condotte ascrivibili una al pubblico ufficiale, l’altra all’indotto. Occorre precisare che non si tratterebbe di reato bilaterale  poiché le condotte si perfezionano autonomamente (anche in momenti successivi) e dalle quali derivano due condotte differenti. Nella corruzione sussiste l’accordo, solitamente di iniziativa del privato, determinandosi un “reato contratto”.

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snpen&id=./20140317/snpen@sU0@a2014@n12228@tS.clean.pdf

Sarah Viscardi

Ultimi articoli

Agi Sicilia “Una panoramica sulle novità del diritto del lavoro”
Agi Sicilia – Il capitalismo geograficamente mobile
Divorzio congiunto: e se un coniuge revoca il consenso?
Testimoni di Geova e privacy all’attenzione della Corte di giustizia UE

Formazione Professionale per Avvocati
P.Iva: 07003550824

Privacy Policy | Cookie Policy

Partner