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Consultori, Tar Lazio: “Obiezione (di coscienza) respinta!

“Obiezione (di coscienza) respinta!”

Questo il verdetto del Tar Lazio (sentenza n. 8990/16), che ha dichiarato infondato il ricorso dei Movimenti per la vita avverso il provvedimento di riordino dell’attività dei consultori familiari regionali.

no all'obiezione di coscienza nei consultori
no all’obiezione di coscienza nei consultori

I ricorrenti, partendo dall’assunto per cui i consultori dovrebbero impegnarsi per evitare l’interruzione di gravidanza, hanno ritenuto che alcune prescrizioni offendessero la libertà morale dei sanitari.

Il principale rimprovero alla Regione?

Quello di aver limitato in via amministrativa l’estensione del diritto all’obiezione di coscienza, che ha natura di diritto fondamentale (art. 18 DUDU, art.9 CEDU, art. 10 Carta dei diritti fondamentali dell’UE).

Care ai ricorrenti, probabilmente, le parole pronunciate dalla Corte Costituzionale nel 1991 (sentenza n. 467):

“La coscienza individuale gode di una protezione costituzionale commisurata alla necessità che i diritti fondamentali non risultino irragionevolmente compressi nelle loro possibilità di manifestazione a causa di impedimenti ingiustificatamente posti alle potenzialità di determinazione della coscienza”.

Quali, dunque, gli impedimenti alla libera esplicazione della libertà di coscienza?

Secondo i Movimenti per la vita, sarebbero due gli obblighi irragionevolmente imposti ai ginecologi operanti nei consultori:

  • quello di somministrare la pillola del giorno dopo;

  • quello di attestare lo stato di gravidanza e la richiesta di IVG ex art 5.4 legge 194/78.

Si tratta di doglianze che di fronte al Tar, però, hanno avuto vita breve.

Secondo i giudici amministrativi, infatti, i ricorrenti avrebbero ignorato l’art. 9 della legge 194/78, il cui comma 3 si esprime chiaramente:

L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario dal compimento delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento”.

E in effetti,il personale operante nel Consultorio Familiare non è coinvolto direttamente nella effettuazione della IVG. Ciò che viene chiesto ai medici è di accertare lo stato di gravidanza e di attestare la richiesta di interruzione volontaria presentata dalla donna.

Chiara, allora, la posizione del Tar: l’attività di accertamento dello stato di gravidanza richiesta al ginecologo di un consultorio non è atta a turbare la coscienza dell’obiettore: si tratta, come chiarito, di attività preliminare non legata al processo abortivo.

pillola-del-giorno-dopoPer gli anticoncezionali, il principio è lo stesso: riguardano il diritto di autodeterminazione della donna e non possono essere considerati “aborto”, neppure se si tratta di pillore post-coito.

Priorità, dunque, alla tutela della paziente.

La relazione intima che l’uomo ha con se stesso va senz’altro protetta, ma trova un limite nella tutela del benessere della donna.

Di questo avviso, del resto, è anche il Comitato europeo dei diritti sociali, che ha rimproverato all’Italia le carenze nel servizio di aborto a causa dell’elevato numero di obiettori.

Situazioni simili sono pericolose, perchè in contrasto con il diritto alla tutela della salute ex art 11 della Carta sociale europea.

Claudia Chiapparrone

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