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Conto corrente cointestato: il coniuge che preleva dal conto comune deve provare le spese per la famiglia

Conto corrente cointestato a marito e moglie: quali sono le regole da seguire in caso di scioglimento della comunione? Come tutelarsi nei confronti del coniuge “dissipatore”?

Conto corrente cointestato: restituzione delle somma prelevate dal coniuge

Qual è la sorte delle somme  prelevate  dal conto corrente cointestato in seguito allo scioglimento della comunione legale tra coniugi?  È questa la domanda che  frulla nella testa del coniuge “dissipatore”.

Ebbene chi ha prelevato somme dal conto corrente cointestato deve restituirle.

Con lo scioglimento della comunione legale tra coniugi occorre innanzitutto procedere ai rimborsi e alle restituzioni delle somme prelevate dal patrimonio comune per finalità differenti dai bisogni della famiglia.

A seguito dello scioglimento della comunione, alle parti, viene assicurato il diritto alla ripartizione in uguale quota dell’attivo e del passivo. Questo perché, salva prova contraria, le somme depositate su un conto corrente cointestato si presumono di proprietà dei coniugi nella misura del 50% ciascuno.

Ciò significa che il coniuge dissipatore  deve rimborsare all’ altro, in ragione dei prelievi operati dal conto corrente cointestato, un importo determinato in ragione del 50% delle liquidità oggetto di apprensione.

Conto corrente cointestato: esclusione dell’obbligo restitutorio

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Sono escluse  dall’obbligo restitutorio le sole somme prelevate dal conto cointestato e reimpiegate nell’interesse della famiglia e della comunione legale.

L’esclusione  si fonda sul disposto dell’art. 192, l° co. c.c., secondo cui ciascuno dei coniugi è tenuto a rimborsare alla comunione le somme prelevate dal patrimonio comune per fini diversi dall’adempimento delle obbligazioni di cui all’art. 186 c.c., tra cui sono comprese quelle per il mantenimento della famiglia, per l’istruzione e l’educazione dei figli e comunque contratte, anche separatamente, nell’interesse della famiglia.

Conto corrente cointestato: inversione dell’onere della prova

Ne consegue che il coniuge dissipatore può sottrarsi dall’obbligo restitutorio dimostrando che tali somme sono state utilizzate per spese e acquisti nell’interesse della famiglia.

In questo senso si è espressa la Cote di Cassazione- sentenza  n. 20457 del 2016-con riguardo  alle movimentazioni praticate dalla moglie sul conto cointestato.

In tal modo- rileva la Corte di Cassazione- si  finisce con l’invertire l’onere probatorio: si deve infatti ritenere che, a fronte di prelevamenti, da parte di un coniuge, di somme di pertinenza della comunione – quali sono state ritenute essere quelle giacenti sul conto corrente intestato alla coppia -competa al coniuge che abbia effettuato le operazioni e che alleghi di aver impiegato gli importi prelevati nell’interesse della comunione o della famiglia dimostrare quest’ultima circostanza.

E ciò, sia in quanto quest’ultima si atteggia a fatto impeditivo dell’obbligazione restitutoria; sia in quanto la ripartizione dell’onere della prova deve tener conto, oltre che della distinzione fra fatti costitutivi e fatti estintivi od impeditivi del diritto, anche del principio riconducibile all’art. 24 Cost. e al divieto di interpretare la legge in modo da rendere impossibile o troppo difficile l’esercizio del diritto in giudizio, della riferibilità o vicinanza o disponibilità dei mezzi di prova.

Non è il coniuge stornato a dover dimostrare l’appropriazione delle somme giacenti sul conto cointestato, bensì è il coniuge che ha effettuato le operazioni a dover dimostrare di aver impiegato gli importi prelevati nell’ interesse della famiglia.

Se, quindi, il coniuge che ha effettuato il prelievo assuma, senza provarlo, che esso è finalizzato a soddisfare esigenze della famiglia o della comunione, la domanda restitutoria deve essere accolta, e non rigettata.

Sabrina Nista

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