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Contratti a tempo determinato: lo stop ai rinnovi ad oltranza non giustificati arriva dalla Comunità Europea!

Contratti a tempo determinato: intervento della Comunità Europea

Esagerare con i rinnovi dei contratti a tempo determinato potrebbe avere un effetto controproducente: è la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ad ammonire gli Stati membri in merito alla necessità di prestare attenzione a quanto sancito dall’accordo quadro, allegato alla direttiva 1999/70/CE, in materia di rapporti di lavoro a termine.

Il richiamo giunge dopo l’ennesimo caso controverso di precariato.

Contratti a tempo determinato, il caso

Una donna è stata assunta, per ovviare ad esigenze di natura temporanea, in qualità di infermiera presso l’ospedale dell’università di Madrid per il periodo intercorrente tra il 5 febbraio del 2009 e il 31 luglio dello stesso anno.

Alla naturale scadenza, il contratto, nella sua medesima formulazione, è stato rinnovato sette volte, con durata variabile dai tre ai nove mesi, rendendo di fatto ininterrotta la prestazione professionale.

La donna ha, pertanto, presentato ricorso dinanzi al tribunale amministrativo, sostenendo che le continue proroghe dell’incarico non potessero più circoscriversi a ragioni di straordinarietà ma che dovessero configurarsi nel contesto di un’attività permanente, rendendosi necessaria anche la riqualificazione del suo rapporto.

Il giudice, individuando lacune nella normativa nazionale, nonché possibili conflittualità con quella europea, ha interpellato la Corte di Giustizia attraverso un rinvio pregiudiziale.

Più precisamente l’attenzione è stata posta sulla mancanza di misure interne atte a limitare l’utilizzo smodato del rinnovo ad oltranza dei contratti e sulla presunta eccessiva libertà concessa all’amministrazione di individuare ragioni oggettive per l’uso di tale strumento.

Contratti a tempo determinato: i chiarimenti della Corte di Giustizia Europea

vl_effetti_decreto_poletti_rifLa Corte di Giustizia, partendo dalla premessa che la finalità ultima dell’accordo sia evitare gli abusi ai danni dei lavoratori, derivanti dal ricorso esasperato ai contratti a tempo determinato, ha chiarito meglio i contorni di alcune disposizioni in esso contenute.

Gli Stati sono vincolati ad adottare almeno una delle misure previste per regolamentare la materia: far riferimento a ragioni obiettive che giustifichino una proroga, stabilire la durata massima complessiva dei contratti o indicare il numero dei rinnovi.

È lasciata, invece, alla volontà di ciascun Paese l’individuazione dei mezzi ritenuti più opportuni, purché non si perda di vista la finalità unica sancita dalla Comunità Europea.

Così se la sostituzione temporanea di un dipendente per ragioni di maternità o malattia risulta legittima, se il raggiungimento di una specifica finalità in un dato contesto professionale giustifica la cessazione di un rapporto temporaneo, non è altrettanto possibile soddisfare esigenze permanenti con nomine di carattere occasionale.

Ricoprire ruoli che rientrano nel normale svolgimento del servizio di un’azienda, proponendo contratti a tempo rinnovati all’infinito, rende il precariato eterno!

Vittorio Sergio

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