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Corruzione, il Consiglio d’Europa richiama l’Italia: servono misure più rigorose

     Bruxelles, 19 gen. – La Camera dovrebbe fare “ulteriori sforzi” per disciplinare le attività di lobbying, mentre il Senato ancora non ha iniziato ad affrontare la materia. Inoltre, va migliorata la repressione giudiziaria nei confronti della corruzione, visti “i casi non infrequenti di prescrizione dei procedimenti contro i delitti di corruzione”. Ne va “della credibilità dell’intero sistema”. E’ quanto rileva il rapporto sull’Italia del Gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa (Greco), organizzazione internazionale con sede a Strasburgo.

Il rapporto si concentra sulla prevenzione della corruzione tra parlamentari, giudici e pubblici ministeri. Il Greco elogia l’Italia per i provvedimenti adottati negli ultimi anni per far fronte al fenomeno dilagante della corruzione nel paese, valutando positivamente il ruolo guida e proattivo svolto “con determinazione” dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac).

Tuttavia, il Greco esorta il Paese a gestire meglio la questione dei conflitti di interesse e sollecita una profonda revisione del sistema attuale, compreso il consolidamento delle norme “frammentarie” che disciplinano la questione, e chiede meccanismi più efficaci di controllo e di responsabilità.

     Il Greco, pur “apprezzando” la recente adozione da parte della Camera dei Deputati di un Codice di condotta e della disciplina delle attività di lobbying, ritiene che dovrebbero essere compiuti “ulteriori sforzi” per garantire il rispetto di tali disposizioni, con norme più dettagliate e con un effettivo sistema di ‘enforcement’ delle regole. Si consiglia tra l’altro di “mettere in piedi un robusto sistema di restrizioni per quanto riguarda i regali, i doni, le spese di soggiorno, i favori e altri benefit per i parlamentari, facendo in modo che tale sistema sia compreso e applicato in maniera adeguata”.

     Si raccomanda inoltre di studiare e, se necessario, introdurre “restrizioni” per l’impiego dei parlamentari dopo la fine del loro mandato, che “potrebbero essere necessarie per evitare conflitti di interesse”.

     È stato riesaminato il sistema giudiziario e, visti i casi non infrequenti di prescrizione dei procedimenti contro i delitti di corruzione, il Greco ribadisce la necessità di migliorarne l’efficacia, per garantire che i responsabili di violazioni della legge siano portati dinanzi alla giustizia entro i tempi previsti.

Si consiglia inoltre di condurre “un’analisi della situazione contabile e di personale dei Tribunali e delle Procure, per assicurare che siano a disposizione le risorse necessarie e che siano utilizzate in modo efficiente in tutto il sistema giudiziario”.

    Il Gruppo degli Stati contro la corruzione raccomanda anche di rafforzare gli strumenti di integrità nei ricorsi tributari, viste le recenti segnalazioni di presunti illeciti in questo settore.

     Per il Consiglio d’Europa, comunque, la lotta contro la corruzione è una questione di cultura e non soltanto di norme; il che comporta un approccio a lungo termine, un’educazione continua in tutti i settori della società e un continuo impegno politico, oltre che un approccio estremamente rigoroso, di “tolleranza zero”, nei confronti di comportamenti corruttivi. L’attuazione delle dodici raccomandazioni rivolte all’Italia sarà valutata dal Greco nella seconda metà del 2018, nell’ambito della sua procedura di conformità.

     Il Gruppo di Stati contro la corruzione (Greco) è un organismo del Consiglio d’Europa (da non confondersi con il Consiglio Europeo, che è un’istituzione dell’Ue) che mira a migliorare la capacità dei propri membri di combattere contro la corruzione.

     Inoltre, il Gruppo aiuta gli Stati a individuare le mancanze nelle politiche nazionali anticorruzione, invitando a intraprendere le riforme legislative, istituzionali e pratiche necessarie. Attualmente riunisce 47 Stati membri del Consiglio d’Europa, la Bielorussia e gli Stati Uniti d’America.

     (Tog/AdnKronos)

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