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Corruzione: Ielo, troppe norme rendono difficile il facile attraverso l’inutile

 

Roma, 25 mag. – «L’eccesso di regolazione e la scarsa qualità della regolazione, portano all’impossibilità di sapere cosa si può e cosa non si può fare, ciò che è lecito e ciò che è illecito. Talvolta sembra che tutta una serie di provvedimenti legislativi, amministrativi e perfino le sentenze, siano scritte attraverso la logica del ‘rendere difficile il facile attraverso l’inutile'”. Lo ha detto il sostituto procuratore Paolo Ielo, alla sala della Lupa alla Camera, intervenendo al convegno di presentazione del rapporto “Il termometro della corruzione in Italia” di “Riparte il futuro”.

“La semplificazione – ha dichiarato Ielo – è una qualità delle regolazione e allora se noi andiamo a vedere tutta una serie di norme, leggi, regolamenti, circolari, incappiamo nelle ‘norme matrioska’ che ti rimandano di legge in legge, di regolamento in regolamento, di comma in comma, di paragrafo in paragrafo e così via”.

“Mettere in chiaro questo aspetto, sarebbe utile e tutti, da un lato per capire; dall’altro per eliminare certe figure che fanno più danni della grandine d’agosto. I professionisti della complicazione che stanno nell’apparato pubblico, corrispondono, ad esempio dentro i processi, ai professionisti delle eccezioni. Qualità delle regolazione non vuol dire solo semplicità ma anche stabilità. Se le norme riferite a certi settori, cambiano di anno in anno, avremo un effetto di instabilità che produrrà solo risultati negativi”.

“I fenomeni della corruzione – ha avvertito Ielo – si stanno sempre più velocemente trasformando. Per carità, noi continuiamo a non farci mancare nulla, ma il faccendiere che va in giro con la valigetta piena di soldi, è sempre meno frequente. Oggi abbiamo delle forme di corruzione in cui l’autore dell’atto pubblico è anche il destinatario delle utilità. Talvolta il corrispettivo della corruzione non è il denaro ma un’assegnazione di lavori che produce risorse economiche o l’attribuzione di nomine o funzioni che hanno una relazione con la spesa di risorse”.

“Possiamo avere tutto il miglior arsenale repressivo, le pene più draconiane, gli strumenti investigativi più incisivi ma se non avremo un processo capace di reggere questi cambiamenti non andremo da nessuna parte. Oggi il processo penale è uno strumento che serve molto spesso a far saltare gli stralci delle società”. Nei tribunali di Milano e Roma, dove Ielo ha lavorato, “si celebrano le direttissime sui processi societari con procedimenti molto veloci, nel rispetto delle garanzie, con condanne molto elevate in termini di anni di carcerazione”.

“Ma se vai da un’altra parte, fra questioni preliminari, eccezioni di nullità o di qualsiasi altro genere, rischi metterci il tempo che a Milano o a Roma ci potresti mettere per completare tre gradi di giudizio”. Ielo ha infine sottolineato la necessità definire con un quadro legislativo l’attività delle lobby. “Il reato di traffico di influenze – ha concluso il magistrato – è molto difficile da applicare in una situazione nella quale non si capisce esattamente quale è la regolazione dell’attività di lobbing. E’ come condannare la bigamia, senza sapere come è regolato il matrimonio”.

(Ruf/AdnKronos)

 

 

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