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Corte Costituzionale: i diritti del conducente con patente estera

Corte Costituzionale: i diritti del conducente con patente estera

Per i cittadini titolari di patente estera circolanti nel territorio italiano, la normativa prevede che si applichi il meccanismo di decurtazione dei punti per come configurato dal nostro Codice della Strada. In realtà, la specifica norma di riferimento, l’art. 1, comma 1, della legge 1° agosto 2003, n. 214 (Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 27 giugno 2003, n. 151, recante modifiche ed integrazioni al codice della strada), come modificato dall’art. 24, comma 2, della legge 29 luglio 2010, n. 120 (Disposizioni in materia di sicurezza stradale) estende però solo parzialmente il sistema domestico al caso della patente estera: si applicano le decurtazioni dei punti, ma non tutta la residua disciplina (ad esempio, in relazione al recupero in caso di azzeramento).

I benefici per il conducente con patente italiana

In particolare, per il cittadino italiano sono previste modalità particolari per recuperare i punti persi, ad esempio la frequenza a corsi presso le scuole guida. Inoltre, il conducente di nazionalità italiana con patente italiana ha alcuni benefici: la concessione di un premio, in caso di mancanza di infrazioni per due anni, pari a due punti per biennio, fino ad un massimo di dieci punti e la possibilità di sostenere l’esame di idoneità tecnica di cui all’art. 128 del Nuovo codice della strada, in caso di azzeramento del punteggio, per evitare il provvedimento di inibizione alla guida. La normativa relativa al conducente con patente estera si richiama solo parzialmente alla disciplina domestica: i provvedimenti di decurtazione sono automaticamente operativi, ma l’estensione lascia esclusa ogni altra norma.

La pronuncia della Corte Costituzionale: arriva l’equiparazione definitiva

La Corte costituzionale, con la sentenza 16/12/2016 numero 274, ha valutato la conformità al dettato costituzionale di questo attuale sistema: l’estensione “selettiva” o comunque filtrata dei principi del codice della strada potrebbe da una certa prospettiva costituire una violazione dell’uguaglianza riconosciuta a norma dell’art. 2 Costituzione. La conclusione è accolta dalla Corte che ha dichiarato fondata la censura di incostituzionalità ed ha pronunciata una sentenza interpretativa di accoglimento. La sentenza, che rientra nella categoria di quelle dottrinalmente definite “additive”, prevede l’estensione di tutte le norme del codice della strada anche ai titolari di patente estera.  Infatti, come non ha mancato di notare la Corte “un meccanismo sanzionatorio che consente al solo titolare di patente italiana, e non anche al cittadino italiano titolare di patente estera, a fronte della decurtazione totale del punteggio, di dimostrare, sostenendo un apposito esame, di essere ancora idoneo alla guida e di non costituire un pericolo per la sicurezza stradale, è irragionevole rispetto alla causa giustificativa della disposizione”. In quest’ottica, una applicazione selettiva delle norme del Codice stradale causerebbe un insanabile vulnus al principio di eguaglianza positivamente sancito dalla Costituzione.

Davide Gambetta

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