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Corte di Giustizia, il cubo di Rubik non è registrabile come marchio UE: chiunque potrà commercializzarlo

Nel 1974 Ernő Rubik, professore di architettura ungherese, inventa, per scopi didattici il Magic Cube al quale, 6 anni dopo, la Ideal Toys, allora detentrice dei diritti sul prodotto, darà il nome del suo autore.

In poco tempo, il Cubo di Rubik diventa uno dei giocattoli più venduto della storia e dallo scorso 10 novembre – giorno della pronuncia C-30/15 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea – questo non è più un affare per pochi.

 La CGUE ha infatti dichiarato la nullità del marchio tridimensionale che l’attuale società detentrice dei diritti, la londinese Seven Toys Ltd., aveva chiesto ed ottenuto nel 1999. Nel sostenere che il Cubo di Rubik non può essere registrato come marchio dell’Unione Europea, per tale annullando la sentenza del Tribunale dell’UE, nonché la decisione del 2009 dell’Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale (EUIPO), la Corte ha sottolineato come: “le caratteristiche essenziali della forma di cubo in causa devono essere valutate alla luce della funzione tecnica del prodotto rappresentato da tale forma”. In particolare, il Tribunale “avrebbe dovuto prendere in considerazione anche elementi non visibili nella rappresentazione grafica di tale forma”.

Il Ricorso della Simba Toys GmbH & Co. KG. Nel 2006, la società tedesca produttrice di giocattoli, aveva chiesto all’EUIPO di dichiarare la nullità del ‘marchio tridimensionale’, in particolare in ragione del fatto che esso comportava una soluzione tecnica consistente nella sua capacità di rotazione; soluzione che poteva essere tutelata solo a titolo di brevetto e non in quanto marchio.

L’EUIPO, prima, ed il Trbunale, poi, avevano respinto tale domanda precisando che “la rappresentazione grafica del cubo di Rubik non comporta una soluzione tecnica che le impedisca di essere tutelata come marchio”, da qui l’impugnazione davanti alla Corte del Lussemburgo.

Lo scorso maggio, nelle sue ‘conclusioni’, l’Avvocato Generale Maciej Szpunar ha ritenuto che il Tribunale avesse correttamente individuato le caratteristiche essenziali del segno, omettendo, però di effettuare la loro valutazione sotto il profilo della funzione tecnica che il prodotto stesso deve svolgere.

La disciplina di riferimento, come sottolineato dalla CGUE nella sentenza, è quella data Regolamento (CE) n.40/94 del 20 dicembre 1993, abrogato e sostituito col successivo reg. (CE) n.207/2009, ma applicabile al caso di specie tenuto conto della data dei fatti.

La tesi  di Szpunar prende le mosse dall’art.7 del regolamento sul marchio dell’UE che nel tipizzare gli “impedimenti assoluti alla registrazione”, contempla anche l’ipotesi della “registrazione delle forme le cui caratteristiche essenziali sono inerenti alla funzione o alle funzioni generiche del prodotto”.

La pronuncia della Corte. I giudici del Lussemburgo accolgono tale tesi oggetto del Ricorso ritenendo viziata da un errore di diritto la statuizione del Tribunale in base alla quale la tipica struttura a griglia che appare su ciascuna faccia del cubo, non svolge alcuna funzione tecnica. Contestualmente, infatti, il Tribunale ha omesso di definire la funzione tecnica del prodotto concreto (ovvero un “puzzle tridimensionale”) cosa della quale avrebbe dovuto tener conto – sottolinea la Corte – “nella valutazione della funzionalità delle caratteristiche essenziali di tale segno”.

In altri termini, le autorità chiamate a giudicare sulla questione non sono in grado di analizzare la ‘forma’ interessata basandosi esclusivamente sulla sua rappresentazione grafica, senza attingere ad informazioni supplementari – di carattere più astratto, collegato alla funzione che il prodotto deve assolvere – relative al prodotto concreto.

La CGUE ha così escluso che il Cubo di Rubik possa essere registrato come marchio UE dando, di fatto, la possibilità a chiunque voglia di produrlo e commercializzarlo, seppur con un nome diverso.

Francesco Donnici

 

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