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Corteggiamento ossessivo e fiori non graditi, è stalking

Corteggiamento ossessivo e fiori non graditi, è stalking

Il corteggiamento pressante e l’estrema molestia come l’invio di fiori non graditi sono atti persecutori (Cass. 18559/2016).

Corteggiamento ossessivo, il caso.

Invii fiori non graditi e rivolgi con eccesso smisurato le tue attenzioni a chi non le apprezza? Attento: potrebbe configurarsi il reato di stalking ex art. 612 bis c.p.

E’ quanto stabilito di recente dalla Suprema Corte, che ha rigettato il ricorso proposto da un uomo sottoposto alla misura di custodia cautelare del divieto di avvicinare o contattare la donna corteggiata, il quale si ostinava ad offrirle cure e attenzioni che alla stessa non piacevano.

Il comportamento ossessivo dell’uomo aveva assunto il carattere di “estrema e allarmante molestia, tesa a piegare la donna, a perseguitarla, a invadere la sua vita con la sua presenza”.

 

Corteggiamento ossessivo, non serve la molestia, è sufficiente reiterare condotte che si rivelano fastidiose per la vittima.

La Cassazione ha chiarito che “spesso la condotta del soggetto attivo si risolve in una serie di contegni che, di per sé, non hanno alcuna valenza criminosa, ma la assumono proprio per il fatto della loro maniacale ripetitività, rendendo insopportabile la vita di chi riceve tali riguardi”.

I comportamenti oppressivi possono consistere anche nell’invio di messaggi, che si rivelano per la vittima molesti ed intimidatori.

La vittima, in conseguenza di tali atti, si vede costretta a modificare le proprie abitudini di vita, a non uscire di casa da sola, a incaricare persone di fiducia per accompagnare i figli a scuola, ad esempio.

In altri termini, il reato di stalking ex art. 612 bis c.p. può consistere anche in comportamenti che, pur non essendo suffragati da alcun intento criminoso, assurgono a fattispecie penalmente punibili per il solo fatto della loro morbosa ripetitività in virtù anche del fermo disinteresse della vittima.

Antonello Mango

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