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Cucinare i crostacei ancora vivi? La Svizzera dice no

In Svizzera la prassi ormai nota nel mondo culinario di bollire vive le aragoste sarà vietata. Il primo marzo, infatti, nel Paese elvetico entrerà in vigore la legge che obbligherà i ristoranti ad anastetizzare i crostacei prima di cucinarli. Secondo alcuni studiosi, le aragoste, gli astici e i granchi provano dolore nel momento in cui vengono sottoposti a questo tipo di pratiche gastronomiche e questa norma servirà in un certo qual modo per tutelarli.

Cosa prevede la legge svizzera che tutela i crostacei

Secondo le nuove disposizioni, in Svizzera non sarà più possibile cucinare vivi i crostacei e conservarli nel ghiaccio. Bollire viva l’aragosta, lussuosa prelibatezza consumata in tutto il mondo, è un metodo che viene eseguito da numerosi chef perché in questo modo le carni non si sciupano e sono più saporite. Ma la bestiola soffre? Si è sempre pensato di no, anche se da recenti ricerche pare che il suo sistema nervoso, invece, le consenta di provare del dolore.

Da marzo in poi, tutti i ristoratori svizzeri potranno cucinare l’aragosta, ma prima di immergerla nell’acqua bollente dovranno effettuare un shock elettrico sul crostaceo oppure distruggere meccanicamente il suo cervello con l’obiettivo che non provi del dolore.

Sarà vietata non solo la tradizionale consuetudine di cucinare vive le aragoste, ma anche quella di trasportarle nel ghiaccio e nell’acqua a temperature molto basse, poiché una pratica crudele che provoca sofferenze. Le aragoste, quindi, dovranno essere conservate e trasportate immerse nell’acqua salata che ricorda il loro habitat naturale.

La situazione italiana a riguardo

crostacei_chele

In Italia non siamo ancora arrivati a una legge di questo tipo, ma abbiamo un insieme di recenti pronunce che tutelano i crostacei.

Nel 2014 il Tribunale di Firenze aveva imposto a un ristoratore di pagare 5.000 euro di multa per maltrattamento di animali in quanto aveva conservato astici e aragoste a temperature molto basse e con le chele legate.

La Corte di Cassazione si è espressa qualche mese fa in merito al ricorso del ristoratore fiorentino con la sentenza n. 30177/2017. Ha stabilito che nonostante il cucinare vive le aragoste sia una consuetudine sociale, conservarle nel ghiaccio sia considerato un maltrattamento della bestiola.

Gli animalisti chiedono maggiori tutele, la Svizzera fa un passo in avanti, attendiamo le azioni le ulteriori azioni della nostra Italia.

Maria Rita Corda

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