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Cybersecurity. A Difesa del nostro spazio…

Oggi le tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni costituiscono un elemento imprescindibile per la crescita economica e lo sviluppo industriale di un Paese: settori come trasporti, sanità, finanza ed energia offrono servizi ai cittadini attraverso l’utilizzo di sistemi informatici. Questo rapido sviluppo dell’utilizzo della rete ha certamente apportato enormi vantaggi, in termini di produttività ed efficienza, ma ha anche esposto la nostra quotidianità a rischi non sempre facilmente individuabili. Si pensi ad internet come luogo di scambio della quasi totalità dei dati e delle informazioni. È dunque necessario garantire l’integrità, l’autenticità e la riservatezza dei dati sensibili d’interesse nazionale. Il tema della sicurezza cibernetica è di estrema importanza soprattutto in relazione alle strutture strategiche essenziali per la vita dello Stato. Partendo dal concetto di spazio cibernetico come insieme delle infrastrutture informatiche interconnesse di hardware, software, dati e utenti, e relazioni logiche tra questi, e considerata la sua rapida evoluzione tecnologica, è possibile comprendere la necessità degli Stati di dotarsi di sistemi di sicurezza in grado di prevenire e reprimere i rischi e le vulnerabilità cui è esposto.
Quando si parla di “minaccia cibernetica” ci si riferisce ad un ampio spettro di attività, che va dalla criminalità, fino al terrorismo o alla guerra nello spazio condotte da singoli individui o organizzazioni, statuali e non. Nonostante lo spazio cibernetico rappresenti un mondo senza confini, gli Stati rappresentano gli attori più rilevanti nell’attività di prevenzione e risposta ad una minaccia di questo tipo. Ma come sta agendo l’Unione europea per fronteggiare il fenomeno? Nel 2004 l’UE ha adottato una strategia che mira a garantire un alto livello di sicurezza delle reti e dell’informazione, un cyber spazio “aperto e sicuro” , con la riservatezza di dati ed informazioni.
Ed il nostro Paese?
Nel 2013, l’Italia ha definito gli indirizzi e l’architettura istituzionale per la sicurezza cibernetica e, da allora, sono stati compiuti importanti passi in avanti attraverso la creazione di organi ad hoc, come il Comitato interministeriale per la Sicurezza della Repubblica. Inoltre, le crescenti sinergie tra Istituzioni e pubblica amministrazione, insieme all’industria privata, al mondo accademico e ai provider operanti nel settore ICT, stanno provando ad “innalzare” il livello di difesa a garanzia della sicurezza globale.
Proprio quest’anno, in Commissione Difesa, abbiamo avviato un’indagine conoscitiva sulla sicurezza e la difesa dello spazio cibernetico, per chiarire il ruolo finora svolto dalle nostre Forze armate in questo campo. L’indagine si è svolta attraverso la visita di strutture specializzate e l’audizione di soggetti qualificati provenienti dal mondo accademico e militare. In particolare, lo scorso marzo, la Commissione di cui faccio parte, ha visitato il Comando C4 Difesa, il massimo organo tecnico competente in cyber defence. Il Comando C4 attraverso i suoi Data Center e i suoi uffici operativi, ha il compito di accrescere le capacità di protezione delle infrastrutture ICT della Difesa.
Ieri con una delegazione della Commissione, invece, ho avuto il piacere di visitare la Divisione “Sistemi per la Sicurezza e le Informazioni” di Leonardo-Finmeccanica a Chieti. Un modo per arricchire il nostro lavoro di indagine ed aumentare la consapevolezza di intervento.
Sebbene siamo davanti ad una nuova materia, in continua evoluzione e non sempre facilmente interpretabile, lo sforzo dei maggiori Paesi del mondo nell’affrontare questo tema in tutte le sue sfaccettature e particolarità, è massimo.  L’Italia, col suo Piano nazionale per la protezione cibernetica, ha individuato i prossimi indirizzi strategici da conseguire e che riguardano, tra gli altri, il potenziamento delle capacità di intelligence, di polizia e di difesa civile e militare, la cooperazione internazionale e le esercitazioni, la promozione della cultura della sicurezza informatica e l’implementazione di un sistema Information Risk Management nazionale.

Tonino Moscatt

Per osservazioni sul tema o sulla rubrica in generale puoi scrivermi a quidifesa@masterlex.it

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