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Danni da fumo passivo: le circolari aziendali non salvano dalla responsabilità contrattuale

Danni da fumo passivo: le circolari aziendali non salvano dalla responsabilità contrattuale.

Danni da fumo passivo: l’azienda salva da responsabilità se ha fornito circolari o disposizioni organizzative?

Con la sentenza n. 4211 del 3 marzo 2016 la sezione lavoro della Corte di Cassazione ha preso posizione sul valore delle circolari o disposizioni organizzative emanate in ambito aziendale per contrastare l’esposizione al fumo passivo.

Il fumo passivo costituisce un problema rilevante nella società attuale, soprattutto sul luogo di lavoro, atteso il ruolo che la tutela dei lavoratori riveste per il nostro ordinamento. Anche la giurisprudenza nazionale fornisce, col passare del tempo, indicazioni sempre più specifiche sugli oneri gravanti in capo ai datori di lavoro per assicurare una adeguata prevenzione a garanzia della salute dei dipendenti.

Danni da fumo passivo: il caso RAI.

Il caso riguarda una giornalista della RAI che, dopo aver subìto un demansionamento, si è vista riconoscere dalla Corte d’Appello di Roma un risarcimento per danno biologico e morale derivante dall’esposizione a fumo passivo sul luogo di lavoro. Con ricorso incidentale proposto in Cassazione contro la sentenza d’appello la Rai sottolineava il proprio intervento in sede aziendale, dove aveva provveduto ad emanare circolari e disposizioni organizzative volte ad evitare tali danni.

I giudici di Cassazione, nell’esaminare le doglianze proposte dall’azienda televisiva, si sono espressi in senso contrario alle prospettazioni della RAI, ritenendo non sussistente la violazione o falsa applicazione dell’art. 2087 c.c. anche in relazione all’art. 1223 c.c. L’azienda televisiva, infatti, è considerata responsabile contrattualmente per non aver fornito la prova liberatoria che le incombeva secondo il dettato dell’art. 1218 c.c.

I danni da fumo passivo: il valore delle circolari

Secondo la ricostruzione della Corte, la RAI si sarebbe solo «limitata a richiamare, peraltro senza alcuno specifico riferimento, non meglio indicate circolari e disposizioni organizzative, e senza che neppure sia stata allegata l’effettiva inflizione di qualche sanzione disciplinare in merito, invece soltanto ipotizzata».

I giudici hanno dunque sancito che la previsione di circolari o disposizioni organizzative volte a contrastare il fumo passivo in azienda non è sufficiente ad evitare una comminatoria di responsabilità contrattuale per danno biologico e morale da esposizione a fumo passivo: tale emanazione infatti non contrasta i rischi da esposizione al fumo passivo, né costituisce idonea prova liberatoria ex art. 1218 c.c.

Chiara Pezza

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