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Danno all’immagine: responsabile la Banca per segnalazione illegittima

Si configura il risarcimento danni all’immagine se la segnalazione alla centrale dei rischi della Banca d’Italia è illegittima.

Essere un cattivo correntista e di conseguenza essere segnalati alla centrale dei rischi della Banca d’Italia non è di certo piacevole…ancora meno se la segnalazione è illegittima!

Proprio di questo si è dovuto occupare il Tribunale di Firenze che con la sentenza n. 2304/2016 ha stabilito il diritto in capo ad un correntista di ottenere il risarcimento del danno se la segnalazione – relativa alla sua morosità – alla centrale dei rischi della banca d’Italia è illegittima.

centrale-rischiIL CASO. La vicenda trae origine da un correntista che aveva convenuto in giudizio Banca S.p.a poiché il proprio nominativo era stato segnalato presso la Centrale Rischi della Banca d’italia, quale “debitore sofferente”, nel mese di dicembre 2009 per un importo di Euro 1.061,00.

L’uomo riferiva che a seguito di detta segnalazione – che prontamente era stata inserita nel circuito di tutte le banche italiane – era derivato un danno alla sua immagine al punto tale che, nonostante avesse provveduto da anni a saldare i debiti contratti, le banche non gli erogavano più alcun prestito – a lui necessari per poter continuare ad investire in diverse società-.

Sottolineava, inoltre, che il rapporto di finanziamento con Banca S.pa. era stato basato sull’applicazione di tassi d’interesse e condizioni univocamente stabiliti dall’Istituto di credito, mai accettati da lui e che, pertanto, non era stato in grado di contestare. Infine, sottolineava che al rapporto di finanziamento erano stati applicati illegittimamente interessi anatocistici e che la Banca non aveva tenuto conto del decreto prefettizio col quale era stata disposta la sospensione di tutti i termini per 300 giorni ex art. 20 legge 44/99 per quanto riguardava la sua segnalazione alla centrale dei rischi.

Per tutti questi motivi, quindi, chiedeva il risarcimento dei danni all’immagine ingiustamente subiti e provocati dalla Banca stessa.

L’Istituto di credito si era difeso, nel corso del giudizio, contestando quanto dichiarato dall’uomo e sostenendo che vi era stato il suo consenso per quanto riguarda l’applicazione dei tassi d’interessi – che, comunque, non erano usurari -.

giustizia-statuaLA SOLUZIONE. Per il Giudice non vi son stati dubbi. Sulla Banca – in quanto organo di controllo della posizione del correntista – grava l’onere di comportarsi secondo buona fede ex artt. 1715, 1374 5 1375 c.c.; la Banca S.p.a., pertanto, “non avrebbe dovuto a fortiori procedere a segnalazioni presso la Centrale dei Rischi in assenza dei presupposti, o nell’oggettivo dubbio sulla loro esistenza, anche in considerazione dell’interesse del cliente a non subire segnalazioni che, oggettivamente, possano compromettere il suo futuro accesso al credito“.

Secondo il Giudice, l’art. 1176 c.c. parla chiaro e impone accurate e rigorose valutazioni da parte dell’Istituto di credito; nel caso di intermediari finanziari, infatti, “la particolare attività, consistente nel ruolo loro affidato e nell’esercizio del credito, si impongono controlli ripetuti, trasparenza e responsabilità, tali da poter tutelare l’affidamento generato nel pubblico“, cosa che non era stata fatta dalla Banca S.p.a che, con la sua negligenza, aveva illegittimamente segnalato il correntista nella categoria di censimento del rischio indicata come “sofferenze” senza requisiti.

Da ciò era derivato un danno evidente per il povero sfortunato che si era ritrovato nell’impossibilità di accedere a mutui e finanziamenti ed esposto “ad una sorta di false light in public eye di fronte all’intero ceto bancario“.

Ad aggravare la situazione della Banca vi era stata poi l’omesso esame dell’informazione relativa alla sospensione per 300 giorni di qualunque esazione del debitore usurato, che avrebbe dovuto impedire la segnalazione.

Il Giudice fiorentino ha concluso, quindi, per il riconoscimento in capo al correntista del risarcimento per i danni all’immagine da lui subiti. Pertanto, la Banca S.p.a.  è stata condannata al pagamento della somma di € 25.000,00 a favore del correntista e al pagamento delle spese processuali liquidate in € 4.750,00.

Sia sul lavoro che nella vita di tutti i giorni…

Il regalo più prezioso che possiamo fare a qualcuno è la nostra attenzione.
(Thich Nhat Hanh)

Rosa d’Aniello

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