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Cassazione, dare del “gay” non è più denigratorio. Protesta di Gay Center

Secondo la Corte il termine ha perso il significato intrinsecamente offensivo come poteva ritenersi in un passato neanche troppo lontano

     Roma, 29 nov. – Dare del “gay” a qualcuno non è denigratorio. Lo sancisce la Cassazione per la quale «è da escludere che il termine ‘omosessuale’ abbia conservato nel presente contesto storico un significato intrinsecamente offensivo come, forse, poteva ritenersi in un passato nemmeno tanto remoto».

   La Corte, nell’annullare senza rinvio una decisione del giudice di pace di Trieste «perché il fatto non sussiste» (si trattava di una multa per il reato di diffamazione inflitta ad un sessantenne che aveva dato dell'”omosessuale” ad un altro, ndr), spiega che «a differenza di altri appellativi che veicolano il medesimo concetto con chiaro intento denigratorio secondo i canoni del linguaggio corrente, il termine in questione assume un carattere di per sé neutro, limitandosi ad attribuire una qualità personale al soggetto evocato ed è in tal senso entrato nell’uso comune.

     Più in generale, la Quinta sezione penale, nella sentenza redatta da Luca Pistorelli, dice che «è da escludersi che la mera attribuzione della suddetta qualità – attinente alle preferenze sessuali dell’individuo – abbia di per sé un carattere lesivo della reputazione del soggetto passivo e ciò tenendo conto dell’evoluzione della percezione della circostanza da parte della collettività, quale che sia la concezione dell’interesse tutelato che si ritenga da accogliere». La Procura di piazza Cavour aveva invece sollecitato la bocciatura del ricorso.

La protesta di Gay Center: così si avalla il linguaggio della destra

«La sentenza della Cassazione lascia adito ad interpretazioni ambigue, si rischia la vittoria del linguaggio della destra. In Italia ancora non c’è una legge contro l’omofobia che condanni anche le ingiurie a sfondo discriminatorio come avviene in altri Paesi». Lo dichiara in una nota il portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo, a proposito della sentenza con la quale piazza Cavour ha detto che dare dell”omosessuale’ a qualcuno oggi non ha più una connotazione denigratoria.

     «Questa sentenza potrebbe essere più chiara qualora avessimo questa legge. Oggi significa lasciare senza tutele specialmente i più giovani, ad esempio nelle scuole dove spesso ragazzi gay vengono presi di mira con atti di bullismo, in alcuni casi senza essere garantiti da parte della propria scuola. Se vogliamo essere un paese moderno – osserva Gay Center – che sdogani a tutti gli effetti la parola omosessuale dobbiamo considerare che questa può essere usata come forma di ingiuria e discriminazione».

     (Dav/AdnKronos)

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