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DASPO, da oggi non solo nel calcio

DASPO: da oggi non solo nel calcio

Da oggi il DASPO potrà essere applicato anche nei confronti di chi “disturba” le manifestazioni politiche. (Cass. 41501/2016).

DASPO: di cosa si tratta?  

E’ un acronimo che sta per Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive.

Si tratta di una misura di prevenzione atipica applicabile a categorie di persone che versano in situazioni sintomatiche della propria pericolosità per l’ordine e la sicurezza pubblica con riferimento ai luoghi in cui si svolgono determinate manifestazioni sportive oppure a quelli interessati alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle competizioni stesse.

E’ una misura limitativa della libertà personale ed è prevista all’art.6 della l.401/1989.

Da oggi tale misura potrà essere applicata anche in campi diversi dalle manifestazioni sportive.

DASPO: da oggi non solo nel calcio, la pronuncia della Cassazione

Lo ha deciso la Suprema Corte di Cassazione che ha risolto il caso di un soggetto che, in occasione di una manifestazione politica svoltasi a Livorno il 14 luglio 2015, minacciava, provocava lesioni personali e portava con sé un oggetto atto ad offendere senza giustificato motivo.

La Corte osserva che nel 2001 il d.l. n. 336 convertito dalla L. n. 377 e nel 2014 la Legge n. 146 hanno previsto che il DASPO possa essere applicato anche nei confronti di chi “risulta aver tenuto una condotta, sia singola che di gruppo, evidentemente finalizzata alla partecipazione attiva ad episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione, tali da porre in pericolo la sicurezza pubblica o creare turbative per l’ordine pubblico“.

Deve ritenersi concretizzata una delle ipotesi previste dall’art. 6, comma 1, L. 401/1989 al fine dell’emissione del DASPO e della misura accessoria rafforzativa di cui al comma 2 della disposizione, costituita dall’obbligo di presentazione presso la Polizia di Stato.

Con la novella del 2001 si è estesa la portata della norma a tutte le persone potenzialmente pericolose per l’ordinario e pacifico svolgimento delle manifestazioni sportive. Quindi non più soltanto a coloro che hanno manifestato tale pericolosità in occasione delle stesse, ma anche a coloro i quali hanno evidenziato tale pericolosità aliunde, per essere stati denunciati o condannati per determinati reati specificamente indicati e selezionati quali indici precisi della pericolosità stessa.

DASPO: da oggi non solo nel calcio, ecco perchè

Un’interpretazione estensiva della norma ad oggetto non risulta in contrasto con i principi costituzionali del nostro ordinamento, posto che l’intento è quello di rafforzare la tutela pubblica di fenomeni sociali, di amplissima fruizione da parte della collettività, considerati dal legislatore di preminente interesse pubblico. Pertanto non si riscontra alcuna violazione dell’art. 13 Cost., il quale consente la restrizione della libertà personale nei casi e nei modi previsti dalla legge. Si tratta, in altri termini, di operare un bilanciamento tra la libertà di un singolo soggetto e i valori primari della collettività, quali la sicurezza, l’ordine, la sanità.

Non sarebbe bello un mondo in cui la violenza fosse solo un vocabolo del dizionario?

Teresa Cosentino

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