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La ricetta di Davigo per far funzionare la giustizia : il numero chiuso a giurisprudenza

 

Il funzionamento della giustizia in Italia passa dall’introduzione del numero chiuso nelle facoltà di giurisprudenza. A dirlo è il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Piercamillo Davigo, che vede nell’eccessivo numero di avvocati uno dei mali del sistema giudiziario. «Per far funzionare meglio la giustizia – aggiunge l’ex pm di mani pulite – serve una massiccia depenalizzazione, ma bisogna disincentivare chi fa girare a vuoto la macchina della giustizia. Se dimezzassimo il numero dei processi si dimezzerebbe anche l’onorario degli avvocati: la politica non è riuscita ad avere ragione della lobby dei tassisti, figuriamoci con gli avvocati. Un terzo degli avvocati dell’Unione Europea sono italiani e oggi il 92% dei laureati in giurisprudenza, visto che la pubblica amministrazione non assume da venti anni e che nelle aziende private ci sono sempre meno sbocchi per i giuristi, diventano avvocati».

Si tratta di un argomento caro al presidente dell’Anm. Già nel 2013, intervistato dalla rivista Arel, spiegava che «il vero problema è che siamo sommersi da una domanda di giustizia che è patologica e che nessuno argina. Non è arginabile, perché dovremmo ridurre i processi a un quarto di quelli che celebriamo, invece di 9 milioni tra pendenti e sopravvenuti dovremmo arrivare al massimo a 2 milioni e mezzo, per avere dati comparabili con gli altri paesi». Ed il problema era già allora individuato nel numero di avvocati. «In Italia sono 250mila, in Giappone 20mila con una popolazione che è doppia. Quando il sistema-paese Italia deve confrontarsi con il sistema- paese Giappone che speranze ha?», si domandava Davigo secondo il quale con questo sistema le facoltà di giurisprudenza finiscono col diventare la meta di tutti coloro che non riescono a conquistarsi un posto nelle altre facoltà a numero chiuso, con effetti che si ripercuotono sulla qualità della professione.

(Amer)

 

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