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Il ddl penale non piace neanche all’Anm: «riforma disorganica che rallenta i processi»

 

Roma, 15 mar. – Pioggia di polemiche, oggi, sull’approvazione con voto di fiducia del ddl di riforma del processo penale. Dopo le dichiarazioni infuocate rilasciate dall’Unione Camere penali, arriva la stroncatura dell’Associazione nazionale dei magistrati. Il testo votato oggi a Palazzo Madama, si legge in una nota della Giunta esecutiva centrale dell’Anm, «senza introdurre alcuna modifica migliorativa a un impianto, seppur per taluni aspetti positivo, per molti altri contraddittorio e irrazionale, come quello relativo alla norma che obbliga il pm a esercitare l’azione penale o chiedere l’archiviazione entro tre mesi dalla fine delle indagini preliminari e a quella che prevede l’obbligatorietà dell’avocazione da parte del procuratore generale presso la Corte d’appello. Ancora una volta è stato impedito il dibattito parlamentare su una materia complessa e delicata, che avrebbe richiesto un ampio confronto». Oltre alle critiche di merito, l’associazione guidata da Piercamillo Davigo accusa il Governo di non aver raccolto le indicazioni provenienti dalla magistratura: «a un’iniziale apertura al confronto  – sostengono le toghe – non è seguita alcuna iniziativa concreta».

«Molte delle norme oggi approvate -prosegue la nota – non solo non contribuiranno all’accelerazione dei processi, ma sono paradossalmente destinate a creare una stasi negli uffici giudiziari, rallentando il lavoro delle Procure, fino a bloccarlo completamente e a portarlo al collasso, con evidenti conseguenze negative sull’efficienza dell’intero sistema».

L’auspicio della magistratura associata sarebbe dunque quello di un miglioramento del testo nel passaggio alla Camera, in assenza del quale «queste modifiche normative sono destinate ad avere come unico risultato quello di vanificare migliaia di indagini, soprattutto quelle più impegnative e delicate; in primo luogo quelle relative ai reati commessi a danno dei soggetti deboli, quelle di corruzione e quelle a rischio prescrizione. Far passare enfaticamente come risolutiva dei problemi della giustizia penale una riforma non organica che rallenta i processi si tradurrà ancora una volta in un danno per i cittadini».

(Amer)

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