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Dirigenti pubblici: il ricorso Unadis contro la pubblicazione degli atti online

Dirigenti pubblici: il ricorso Unadis contro la pubblicazione degli atti online

Chiedere ai dirigenti pubblici di rendere noti i propri patrimoni è lecito oppure determina una violazione della Carta dei diritti fondamentali dell’uomo? Un dubbio amletico che ha generato pareri contrastanti e proteste da parte di coloro i quali si sentono quasi perseguitati.

Come già preannunciato a fine marzo, l’Unione nazionale dei dirigenti di Stato (Unadis) ha fatto ricorso al Tar della Regione Lazio per opporsi alla pubblicazione online dei dati, disciplinata dal decreto Madia sul “Freedom of information act”. Per rispettare il canone della trasparenza, in Italia quest’atto garantisce ai cittadini l’accesso a ogni informazione posseduta dallo Stato.

Dirigenti pubblici: i dettagli del ricorso

dirigenteIn particolare, si richiede di annullare l’obbligo di pubblicazione, entro il 30 aprile, dei dati sul patrimonio. Sono infatti 140 mila i dirigenti pubblici che devono dar conto e ragione delle proprierà immobiliari e non, a partire dalle automobili.

Si legge sul sito dell’Unadis che sempre più «ci si scaglia contro la dirigenza pubblica a prescindere, sbagliando addirittura ogni riferimento normativo. Si fanno i soliti paragoni con l’Europa quando non si conosce la situazione dei dirigenti nel resto d’Europa, che certo non sono etichettati tutti e indistintamente come i fannulloni nazionali, o nazional popolari! Il ricorso che presenteremo avrà un ampio approfondimento proprio sulla normativa europea. Attenti alle bufale quindi».

Con il ricorso, viene posta enfasi sui rischi di comprensione inerenti alla sicurezza e alle libertà personali. Bisognerebbe evitare che informazioni e dati possano essere utilizzati per altri scopi. Tuttavia, non è previsto che vengano indicati online anche gli indirizzi dei dirigenti. Anzi, in base alle linee guida dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), i responsabili della trasparenza delle Amministrazioni hanno l’obbligo di non indicare dati sensibili, proprio onde evitare violazioni di diritti fondamentali.

L’Unadis si appella inoltre alla Corte di Giustizia dell’Unione europea in quanto, per il sindacato, la pubblicazione dei dati violerebbe i principi sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’uomo e il diritto all’oblio: tutti i dati pubblicati sono consultabili da chiunque e restano online anche se cancellati dai siti ufficiali delle Amministrazioni.

Già lo scorso novembre, i dirigenti pubblici avevano ottenuto che la Consulta bocciasse il decreto attuativo sul ruolo unico e sulla possibilità di licenziamento. Tuttavia, il governo ha poi dovuto mettere le mani in alto in quanto la relativa delega scadeva il giorno successivo. Dopo l’addio agli incarichi a tempo e l’addio al licenziamento per chi resta troppo a lungo senza poltrona, adesso si spera che il Tar accolga quest’ultimo ricorso surclassando la questione della trasparenza dei patrimoni.

Eloisa Zerilli

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