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Diritto all’oblio: guai a rispolverare vecchie storie

Lesione del diritto all’oblio: un danno ingiusto risarcibile

Il diritto all’oblio può essere definito come l’interesse a non restare indeterminatamente esposti a danni ulteriori che la reiterata pubblicazione di una notizia, in passato legittimamente divulgata, arreca all’onore e alla reputazione.

Si tratta, dunque, di un diritto che che si colloca in un momento successivo alla compressione del diritto alla riservatezza: la privacy del soggetto interessato è già stata “violata” attraverso la legittima pubblicazione di una notizia divenuta di dominio pubblico.

Ma non è tutto. Il diritto all’oblio rappresenta, certamente, un valido strumento per una più ampia tutela dell’identità personale: è innegabile, infatti, che la rievocazione di una notizia già diffusa in passato possa ingenerare nel pubblico una rappresentazione inesatta di ciò che l’individuo attualmente è.

Corte di Cassazione, sentenza n.39452/2016

Sul tema è tornata a pronunciarsi la Corte di Cassazione (Cass., sez. VI n. 39452/2016).

L’occasione le è stata fornita dalla condanna di un membro del CSM: abuso d’ufficio per aver duplicato atti di un fascicolo disciplinare relativo a una collega, in modo da consentire di averne copia al giornalista di un noto quotidiano.

I giudici di legittimità hanno preso le mosse dalla nozione di “danno ingiusto” nell’abuso d’ufficio (art. 323 c.p.), per confermare la legittimità del risarcimento accordato alla B., costituitasi parte civile nel procedimento penale a carico del collega. Il danno ingiusto, si è detto, non può consistere nel solo danno patrimoniale, riguardando pure l’indebita aggressione alla sfera della personalità.

Pubblicare un articolo in cui si riferisce di un procedimento disciplinare avente ad oggetto il fatto di “essere stata sorpresa, la B., in atteggiamenti amorosi con un giornalista”, non significa forse aggredire la di lei identità? Quale sarebbe l’utilità di una campagna di stampa denigratoria della reputazione e dell’immagine professionale della persona offesa?

I principi enunciati dalla Corte

Secondo la Corte, il diritto di cronaca prevale sul diritto del singolo a pretendere che passate vicende personali non siano rievocate solo quando sussiste un interesse attuale alla loro divulgazione. E se riservatezza e reputazione possono essere compresse dall’interesse pubblico all’informazione quando la notizia è attuale, esse tendono a riespandersi con il trascorrere del tempo: il diritto all’oblio, insomma, trova spazio ove l’interesse pubblico alla conoscenza dei fatti venga meno. Quest’ultimo, del resto, non può e non deve coincidere con “la mera curiosità “voyeuristica” alla conoscenza di particolari della vita privata di un soggetto, ancorché impegnato nella vita politica e sociale.

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Nel caso in esame è stata esclusa ogni concreta e attuale ragione idonea a giustificare -nel 2011- la pubblicazione di una notizia desunta dagli atti di un fascicolo disciplinare risalente al 1982. Del resto, non è né corretto né nobile “scomodare” il diritto di cronaca per screditare la figura morale e professionale di un magistrato impegnato nell’esercizio delle sue funzioni. Non è da tralasciare, infatti, un ultimo dettaglio: la B., cui veniva accordato il risarcimento del danno da lesione del diritto all’oblio, era -al tempo della ripubblicazione della notizia- impegnata come PM nell’ambito di una vicenda giudiziaria che vedeva coinvolto l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri.

Forse aveva ragione Maurice Martin du Gard nel dire che “la vita sarebbe impossibile se ricordassimo ogni cosa. Tutto sta a scegliere quello che si deve dimenticare“.

Claudia Chiapparrone

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