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Diritto del lavoro, nullo l’accordo tra datore e lavoratore sul futuro T.F.R.

11075202_1546219838976595_1079310236409810291_n(da norma.dbi.it)

La Sezione Lavoro della Suprema Corte è tornata ad occuparsi del delicatissimo tema del T.F.R., al centro da sempre di dibattiti in dottrina tra diversi orientamenti. Con la sentenza n. 23087/2015 i giudici di legittimità, partendo dalla natura giuridica del trattamento, arrivano a dirimere i dubbi sugli accordi collettivi in tal senso. Confermando un suo costante orientamento, la Corte ribadisce che il diritto alla liquidazione del T.F.R. è una fattispecie a formazione progressiva ed entra nel patrimonio del lavoratore solamente alla cessazione del rapporto di lavoro. L’accantonamento delle somme già effettuato pone il lavoratore nella condizione di nutrire una aspettativa e non un diritto di riceverlo. La Corte, dunque, nega la possibilità che le parti possano concludere un contratto di accordo transattivo ove il lavoratore rinunci al futuro trattamento.

La rinuncia del lavoratore subordinato ancora in servizio a diritti futuri ed eventuali è infatti affetta da nullità ai sensi dell’art. 1418 c.c. Un accordo transattivo siffatto è da ritenersi affetto da nullità in quanto mancante dell’oggetto del contratto. In sintesi, la Sezione lavoro ha negato la possibilità di un atto dispositivo di diritti non ancora sorti né maturati, anche qualora il lavoratore sia in grado di rappresentarsi le proprie spettanze del trattamento di fine rapporto.

Potete consultare l’intera sentenza ed il resto del commento al seguente link sul sito di NORMA.

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