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Dolo d’impeto e aggravante della crudeltà, c’è compatibilità

Con la sentenza n. 40516/2016 del 29 settembre 2016 le Sezioni Unite si sono pronunciate sul rapporto tra la circostanza aggravante dell’aver agito con crudeltà e l’elemento psicologico del reato costituito dal dolo d’impeto.

La questione sollevata dalla prima sezione della Cassazione penale con ordinanza del 6 maggio 2016 n. 18955 era “se, avuto riguardo agli elementi costitutivi della aggravante della crudeltà, la modulazione dell’elemento psicologico del delitto, nella forma del dolo di impeto, abbia influenza sulla configurabilità della circostanza in questione”.

Le Sezioni Unite sono state, quindi, chiamate a pronunciarsi sulla compatibilità tra la circostanza aggravante della crudeltà e il dolo d’impeto ed hanno definito la questione dando risposta affermativa al quesito, affermando il principio di diritto per cui il dolo d’impeto, designando un dato meramente cronologico, non è incompatibile con la circostanza aggravante della crudeltà di cui all’art. 61 c.1 n. 4 c.p.

Dolo d’impeto e crudeltà, il caso concreto

Nella vicenda che ha dato origine alla pronuncia, il Tribunale di Vasto, chiamato a giudicare sull’omicidio commesso dall’imputato ai danni dei genitori uccisi rispettivamente con ben 39 e 72 coltellate inferte su organi vitali con un rapido e violento susseguirsi di colpi, aveva escluso la circostanza aggravante della crudeltà. Il Procuratore della Repubblica ha proposto ricorso per Cassazione avverso la denegata concessione dell’aggravante in questione pur in presenza di un accanimento brutale contro i genitori, dilaniati violentemente. Il Tribunale infatti aveva escluso tale aggravante in quanto ritenuta incompatibile col dolo d’impeto.

In virtù dei contrasti giurisprudenziali sul punto, la questione è stata rimessa alle Sezioni Unite.

Dolo d’impeto e crudeltà, la tesi della compatibilità

La Corte ha anzitutto definito l’ambito di applicazione della circostanza aggravante della crudeltà, la quale si applica nei casi in cui l’imputato abbia inflitto sofferenze che esulano dal normale processo di causazione del fatto e che costituiscono un quid pluris caratterizzato dalla gratuità e superfluità dei patimenti, dalla efferatezza, dalla assenza di pietà, e dalla volontà di infliggere sofferenze aggiuntive gratuito non necessarie alla causazione dell’evento voluto.

L’accanimento violento può costituire crudeltà quando gli atti non sono “funzionali” al delitto ma costituiscono «espressione autonoma di ferocia belluina» che trascende la mera volontà di arrecare la morte.

La Corte ha condiviso l’indirizzo giurisprudenziale che, alla luce dell’art. 70 c.p., considera soggettiva la circostanza, volta a sanzionare con maggiore riprovevolezza un modus agendi connotato da particolare insensibilità, spietatezza, perversità ed efferatezza.

Una volta chiarita la natura della circostanza, la Corte ha affermato che tale circostanza è compatibile con il dolo d’impeto infatti è ben possibile che un delitto maturato improvvisamente si estrinsechi in forme che denotano efferatezza e brutalità. Infatti, il fatto che il proposito criminoso sia sorto improvvisamente e d’impulso non ha nulla a che fare con le modalità violente dell’azione, trattandosi di dati relativi a questioni diverse nella valutazione del reato.

In definitiva dunque la Corte, pur escludendo che nel caso de quo fosse ravvisabile la circostanza aggravante, ha affermato che non sussistono ragioni di incompatibilità col dolo d’impeto.

Martina Scarabotta

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