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Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America

Gli americani si sono espressi: Trump è il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America vincendo sulla democratica Hillary Clinton

È finita la sfida tra Hillary Clinton e Donald Trump, con la vittoria dei repubblicani sui democratici: Donald Trump è il nuovo Presidente dell’America e vince sulla Clinton, che si conferma come diretta rivale.

Elezioni USA: i numeri

Stando ai dati pubblicati dal New York Times, al momento Trump ha conquistato 279 grandi elettori contro i 218 della Clinton, superando ampiamente la soglia dei 270 necessari per entrare alla Casa Bianca.

Il tycoon, dopo un lungo testa a testa, ha preso gli Stati chiave e alla candidata democratica, non è rimasto altro che riconoscere la vittoria dell’avversario. Inarrestabile, a partire da Ohio, Florida, North Carolina. E poi ancora Iowa, Nevada, e così via. Uno per uno tutti gli stati in bilico, fino al colpo del ko, con Wisconsin e Pennsylvania, dove dal 1988 avevano sdownload-trump-vs-clintonempre vinto i democratici.

Oltre che per presidente e vice, sono stati eletti anche i 435 deputati alla Camera dei rappresentanti e 34 senatori su 100. E anche qui i democratici incassano una dura sconfitta, lasciando sul terreno il controllo totale delle istituzioni.

Donald Trump: le prime parole da vincitore

Come riporta il quotidiano La Stampa, i toni della battaglia si sarebbero placati con la telefonata tra i due sfidanti.

La democratica riconosce la propria sconfitta e il nuovo Presidente ha dichiarato: «Ho appena ricevuto una telefonata da Hillary Clinton, vorrei farle le mie congratulazioni, ha combattuto con tutta se stessa. Ha lavorato sodo e le dobbiamo una grande gratitudine».

Il vincitore delle elezioni presidenziali, ha poi teso la mano ai democratici ritenendo che «è il momento di unirci e superare le divisioni», assicurando di voler mantenere «buoni rapporti con l’estero» e che «saremo giusti con tutti i popoli e le nazioni». Infine, un passaggio sull’economia: «Raddoppieremo la crescita e saremo l’economia più forte al mondo».

Donald Trump: le sue armi vincenti

La campagna elettorale del nuovo Presidente, ha posto le basi su tre pilastri che lo hanno portato alla vittoria: il primo, consisteva nella proposta di costruire un muro lungo il confine col Messico, per fermare gli immigrati illegali e i trafficanti di droga. Nel farlo, aveva instrmp-parlaultato gli ispanici, accusandoli di essere stupratori e killer e, con conseguenza prevedibile, perdendo una parte di elettorato.

Per affermare la propria figura tra i candidati alla Casa Bianca, aveva promesso di rilanciare l’economia con i tagli alle tasse e denunciando i trattati commerciali che penalizzano gli Usa; inoltre, si è scagliato contro le grandi multinazionali, denunciandole di portar via lavoro agli americani e ritenendo necessario l’obbligo di riportare la produzione in America. Ecco il secondo pilastro.

Il terzo pilastro, infine, era diventata la sicurezza nazionale, promettendo di essere più aggressivo contro l’Isis e contro il terrorismo islamico, dialogando con la Russia e allontanando lo spettro della guerra fredda.

Donald Trump: le incognite e i rapporti internazionali

L’ascesa alla Casa Bianca non è che un primo passo; anzi, non vi è nemmeno entrato che già si presentano le prime preoccupazioni: una prima incognita riguarda le tensioni razziali, riesplose negli ultimi due anni, che potrebbero peggiorare se non ci sarà un tentativo serio di cercare una soluzione quantomeno accettabile.

Anche i mercati hanno reagito alla vittoria di Trump con un crollo generalizzato, soprattutto perché lui rappresenta un’incognita: il suo programma economico, infatti, è rimasto vago (forse di proposito) a parte la determinazione di tagliare tasse.crollo-borse

Sul piano internazionale, poi, Trump ha messo in dubbio il futuro della Nato e ha previsto che l’Unione Europea continuerà a disintegrarsi, dopo l’uscita della Gran Bretagna. Tutto questo preoccupa la comunità internazionale, ma lo ha reso ancora più popolare fra i suoi sostenitori, che vogliono rivivere la potenza del sogno americano da tempo affievolitosi.

Già nel 2011 Trump, peraltro, aveva espresso le sue idee nazionaliste affermando la sua contrarietà agli aiuti internazionali e la sua posizione favorevole a sostenere l’idea che, la Cina comunista, dovrebbe essere trattata dagli Stati Uniti d’America come un nemico e, quindi, sottoposta a pesanti dazi all’importazione.

Donald Trump: chi è

Tanti soldi, potere e fama. Ma vediamo più da vicino chi è Donald Trump.

Nato il 14 giugno 1946 nel Queens da genitori benestanti, laureato in Economia e Finanza presso la Wharton School of Business dell’Università della Pennsylvania, Trump cominciò la sua carriera nella società del padre, la Elizabeth Trump and Son, che si concentrava nell’affittare case a Brooklyn, Queens e Staten Island.

Nel 1970, Trump si trasferì a Manhattan e venne coinvolto in un grande progetto di costruzione, in cui utilizzò il design architettonico per vincere il riconoscimento pubblico. Comprò e valorizzò Old Penn Central per 60 milioni di dollari senza impegno economico. Più tardi, con l’aiuto di 40 anni di detrazione fiscale dal fisco di New York, trasformò il fallito Commodore Hotel nel Grand Hyatt e creò la Trump Organization.

Fin dal 2006, oltre alle sue attività imprenditoriali, Trump è il più importante testimonial della multinazionale delle telecomunicazioni e dell’energia, candidandolo nei primi posti tra i più ricchi uomini al mondo: secondo il Washington Post, infatti, il suo patrimonio sarebbe di 9 miliardi di dollari al 2015.

Già a partire dagli inizi del nuovo secolo, si ipotizzava l’entrata in politica del magnate americano, ma le prime avvisaglie arrivano solo nel 2008 quando Trump, dava ufficialmente il suo appoggio al Senatore Repubblicano John McCain, in occasione delle presidenziali di quell’anno.

Il 16 maggio 2011, Donald Trump ha annunciato che non si sarebbe candidato per la nomination repubblicana nelle elezioni americane del 2012, dichiarando che non era pronto a lasciare il settore privato.

Quattro anni dopo, ritorna sui suoi passi e, il 16 giugsogno-americanono 2015, Trump annuncia formalmente la propria candidatura alle presidenziali del 2016 con un evento a New York, nella sua Trump Tower, introdotto dalla figlia Ivanka: attacca il presidente Obama, il pericolo crescente rappresentato dal terrorismo islamico e affermando che l’America ha bisogno di un vero leader per ritornare grande.

«Make America Great Again» è stato il motto della sua campagna elettorale. Per ora il primo passo è stato fatto, a rimostranza che il “bello e ricco” d’America, arriva dove vuole. Il ritorno del sogno americano? Lo potremo vedere solo seguendo il suo lavoro alla White House.

Maria Teresa La Sala

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