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Donare un immobile al figlio, che lo rivende immediatamente, configura un’ipotesi di simulazione ai fini dell’illecito fiscale?

Non costituisce un illecito fiscale la donazione di un immobile al figlio, anche nell’ipotesi in cui la casa venga rivenduta subito dopo, se non ci sono prove ulteriori del fine elusorio.

Il caso sottoposto al vaglio della Cassazione è interessante, in quanto involge la disciplina di diversi ambiti ed istituti.

In sintesi, veniva proposto ricorso per cassazione avverso una sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Friuli Venezia Giulia la quale dichiarava,  in riferimento ad un avviso di accertamento recante plusvalenza ai fini Irpef per l’anno 2001, ex articolo 37, comma 3, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, la sussistenza di tale plusvalenza nella ipotizzata interposizione fittizia di persona. In particolare, la detta interposizione veniva identificata nella connessione fra una donazione di terreno edificabile effettuata dalla contribuente alla figlia e la vendita, avvenuta dopo meno di un mese,  del medesimo immobile, peraltro al prezzo coincidente con il valore del bene dichiarato nella donazione. Ciò è stato qualificato dalla Commissione quale espediente per sottrarre “solo apparentemente e agli effetti tributari alla disponibilità della contribuente il reddito da plusvalenza, a lei sostanzialmente imputabile”, ritenendo così provata la simulazione, in quanto basata su presunzioni gravi precise e concordanti, a fronte delle quali la contribuente non ha fornito elementi utili a neutralizzarle.

I giudici di legittimità, se da una parte valorizzano la circostanza che il fenomeno della simulazione relativa non esaurisce il campo di applicazione della norma sopra richiamata, ben potendo attuarsi lo scopo elusivo dell’intera operazione negoziale posta in essere nella sequenza donazione-vendita (Cass. 25671/2013),  dall’altra sottolineano che nella fattispecie, trattandosi di rapporti patrimoniali tra madre e figlia, si doveva tener conto anche della libertà di pianificazione della successione da parte del genitore e del carattere genuino della donazione al figlio (v. Cass. 21952 del 2015; Cass. n. 5937 del 2015).

Ebbene, la presunzione di sottrazione della plusvalenza,  eventualmente imputabile alla donante in base alla sequenza di operazioni poste in essere “solo apparentemente e agli effetti tributari”, non trova conforto in presunzioni gravi, precise e concordanti.

 Dunque, con la sentenza n. 21572/16  la Corte chiarisce che non può qualificarsi come elusione fiscale la donazione di immobili ai figli, anche se gli stessi vengano rivenduti subito dopo, in quanto sono necessarie altre prove o, comunque, delle presunzioni gravi, precise e tra loro concordanti.

La Cassazione fa leva, pertanto, sul principio  della libertà di pianificazione della successione da parte del genitore e del carattere genuino della donazione al figlio già sviluppato in precedenti arresti che va tutelato a discapito dell’ipotesi di elusione non supportata dalle necessarie prove.

Virginia Dentici

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