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Donazione revocata per ingratitudine: quando l’ingiuria è grave?

La donazione è il contratto con il quale, per spirito di liberalità, una persona arricchisce l’altra, disponendo a suo favore di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione. 

Di regola le liberalità non possono essere revocate proprio perché non è moralmente corretto pretendere la restituzione di ciò che si è donato.

Il legislatore, infatti, vieta la revoca della donazione; in certi casi, tuttavia, il comportamento del donatario o il verificarsi di circostanze sconosciute al donante possono autorizzarlo a revocare la liberalità già effettuata.

Nello specifico, la revoca della donazione (art. 809 c.c.) è ammessa solo in presenza dell’ingratitudine del donatario e in caso di sopravvenienza di figli del donante (art. 800 c.c.).

Donazione revocata per ingratitudine: il caso concreto

La valutazione circa la idoneità dei comportamenti del donatario a porre in essere gli estremi dell’ingratitudine ex art. 801 c.c., costituisce apprezzamento di fatto insindacabile in sede di legittimità: è il principio della Suprema Corte con la recente sentenza n. 25890/2016.

Il caso prende le mosse dal presunto rifiuto di una figlia di ospitare a casa l’anziano padre e di permettergli di frequentare il nipotino.

Sicché il padre agiva in giudizio contro la figlia al fine di ottenere la revoca per ingratitudine della donazione effettuata in favore della stessa stante l’esistenza degli estremi dell’ingiuria.

La Corte di Appello di Milano accertava che le condotte le quali, ad avviso del ricorrente, avrebbero giustificato la revoca per ingratitudine della donazione, in alcune circostanze non avrebbero avuto carattere offensivo; in altre sarebbero state, comunque, giustificate dai particolari rapporti esistenti all’interno della famiglia.

In concreto, in cosa consisterebbero tali condotte?

In primis, l’avvenuta revoca, ad opera della figlia, della delega concessa al padre ad operare su un conto corrente bancario del quale era cointestataria con la madre: ebbene, secondo la Suprema Corte, ciò corrisponde al semplice esercizio di un diritto.

Ancora, non è ravvisabile l’ingiuria anche il rifiuto della figlia di accettare una delega ad operare su un conto corrente del padre.

Ciò in virtù anche del desiderio della figlia “di non essere in alcun modo associata alle vicende relative ai gravi reati commessi dal padre“.

Infine, circa il diktat della resistente di impedire i contatti tra il nonno ed il nipote, lo stesso trova giustifica nell’ambito della difficile relazione esistente fra le parti a seguito della scoperta di una relazione extraconiugale del ricorrente e delle condotte violente dal medesimo tenute nei confronti della moglie.

Donazione revocata per ingratitudine: gli estremi dell’ingiuria

Quando allora è possibile revocare una donazione per ingratitudine?

L’ingiuria grave richiesta, ex art. 801 c.c., deve consistere in un comportamento suscettibile di ledere in modo rilevante il patrimonio morale del donante ed espressivo di un reale sentimento di avversione da parte del donatario tale da ripugnare alla coscienza collettiva.

Nel caso sottoposto al giudizio della Suprema Corte non è presente, quindi, alcuna ingratitudine nel comportamento del donatario.

Ciò alla luce della sopravvenuta intollerabilità della convivenza tra i due genitori e della pendenza del giudizio di separazione personale con addebito instaurato dalla madre.

Ma anche in virtù del quadro relazionale sostanzialmente pregiudicato dalle vicende penali che in passato avevano riguardato il ricorrente nonché dal venir meno del rapporto matrimoniale tra il ricorrente e la madre della resistente, connotato anche da episodi di violenza personale.

A nulla quindi serve l’ulteriore censura del ricorrente circa la mancata ammissione dei mezzi istruttori articolati.

Infatti, l’esito degli stessi, quand’anche favorevole al ricorrente, non potrebbe in ogni caso condurre all’accoglimento della domanda.

Ragion per cui le valutazioni compiute dalla Corte di Appello di Milano non si prestano ad essere censurate.

Antonello Mango

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