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Donne si diventa, 30 libri e 2 film come risarcimento del danno morale

“Donne non si nasce, si diventa”.  Sembra ispirata dall’insegnamento di Simone de Beauvoir la sentenza scritta dalla giudice Paola di Nicola, di recente assurta agli onori della cronaca per l’inusuale forma di risarcimento dei danni morali escogitata.

La sentenza del Tribunale di Roma è l’ultimo tassello di un’inchiesta relativa a un giro di prostituzione minorile scoperto nella capitale, nel quartiere Parioli, che si era conclusa nel 2013: ad esito della stessa era emerso come due studentesse, di 14 e 15 anni all’epoca dei fatti, fossero solite dare la propria disponibilità ad avere rapporti sessuali a pagamento, al fine di procurarsi il denaro necessario per comprarsi vestiti alla moda e telefonini di ultima generazione.

Il giudice di primo grado aveva condannato i membri dell’organizzazione che gestiva il giro di prostituzione rilevando come le adolescenti avessero rivelato la totale incapacità di rendersi conto della rilevanza morale dell’atto che stavano compiendo, in quello che da lui era definito come «micidiale incrocio di vulnerabilità ed assenza di valori». Nel 2015, l’appello aveva confermato la condanna per gli appartenenti all’organizzazione, nonché la decadenza dalla potestà genitoriale per la madre di una delle minori.

La sentenza emessa in questi giorni è una coda di questa vicenda: la giudice ha inflitto a uno degli imputati due anni di reclusione – in tal modo precludendogli la possibilità di usufruire della sospensione condizionale della pena – e l’interdizione perpetua da qualunque incarico in strutture frequentate da minorenni.

Ma è nella condanna al risarcimento dei danni morali che il dispositivo della sentenza rivela la propria portata innovativa e la valenza formativa: disattendendo la richiesta della curatrice speciale di una delle minori, che aveva proposto di quantificare il danno in 20.000 euro, la giudice ha disposto che l’imputato – oltre a risarcire la parte civile con la somma equitativa di 1.000 euro a titolo di danno patrimoniale – debba acquistare per la giovane 30 libri e 2 film. Si tratta di classici del pensiero femminile, femminista e di genere, la cui lettura – nelle intenzioni della giudice – potrà aiutare la ragazza a comprendere che il vero danno da lei subito non è monetizzabile, ma è la lesione della propria dignità di donna e, prima ancora, una percezione svilita di adolescente. Pensiero di genere e diritto sono dunque alleati nella difficile impresa di far accrescere la consapevolezza su un significato di “sé” che non svilisca la dignità personale a vantaggio della mercificazione della propria persona. Un’impresa che riguarda anche (ma non solo) le donne di oggi e di domani.

Maria Giulia Bernardini

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