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Doping, nuovo elenco di atleti diffuso dagli hacker russi: ci sono anche Wiggins e Froome

Doping: nuovo elenco di atleti diffuso dagli hacker russi, ci sono anche Wiggins e Froome

Ancora sport. Ancora doping.

La Wada, l’Agenzia mondiale antidoping, riferisce attraverso il proprio sito ufficiale che gli hacker russi del “Fancy Bears” hanno nuovamente violato il database Adams e reso pubblico un altro lotto di informazioni riservate riguardanti 25 atleti di otto paesi, tra cui Stati Uniti, Germania e Gran Bretagna.

Tali dati rivelano la positività a oppiacei e cortisoidi di dieci sportivi statunitensi, cinque tedeschi, cinque britannici, uno della Repubblica Ceca, uno della Danimarca, una della Polonia, uno della Romania e un russo.

Il gruppo di pirati informatici avrebbe ottenuto l’accesso al database – secondo quanto comunicato dall’Agenzia – tramite un account del Comitato olimpico internazionale (IOC) creato per le Olimpiadi di Rio 2016, che contiene dati medici confidenziali quali le esenzioni a fini terapeutici fornite dalle Federazioni sportive internazionali (IFs) e dalle Organizzazioni nazionali antidoping (Nados).

La Wada non ha alcun dubbio che questi attacchi siano una rappresaglia contro l’Agenzia e il sistema anti-doping mondiale, a causa della nostra indagine indipendente sul doping sponsorizzata dallo Stato in Russia”, ha dichiarato il suo direttore generale Olivier Niggli.

Doping, i nomi diffusi dagli hacker russi

Nella black-list diffusa da Fancy Bears, figurano Bradley Wiggins, baronetto della corona in forza dei suoi successi olimpici (5 ori, un argento e due bronzi nel ciclismo tra pista e strada) e il tre volte vincitore del Tour de France Chris Froome.

I due ciclisti hanno prontamente replicato all’incursione telematica.

Froome ha dichiarato di aver parlato apertamente delle sue esenzioni terapeutiche (TUE) con i media, avendole reclamate due volte per l’asma aggravata, e che l’ultima richiesta risale al 2014.

Bradley Wiggins tramite un portavoce ha fatto sapere a Cyclingnews che “non c’è nulla di nuovo. Tutti sanno che Brad soffre di asma. I suoi trattamenti medici sono approvati dalla federazione britannica e dall’Unione internazionale ciclistica. E come come tutti gli atleti della Nazionale britannica segue le regole Wada alla lettera”.

Nell’elenco compaiono, ancora,  i nomi di  Michelle Carter, vincitrice di una medaglia d’oro a Rio nel lancio del peso; del golfista Charley Hull, del canottiere Sam Townsend e della rugbista a 7 Heather Fisher, della giavellottista Christina Obergfoell e la star del basket Elena Delle Donne, oltre che la ginnasta Simone Biles (vincitrice di quattro medaglie d’oro nella ginnastica) e le due tenniste Serena e Venus Williams.

Doping, l’accusa per gli atleti

Ma di che “peccato” si sarebbero macchiati gli atleti bersagliati dagli hacker?

Gli stessi sono accusati di avere beneficiato di esenzioni terapeutiche (TUE), ovvero assunto sostanze altrimenti proibite per curarsi.

In altri termini, avrebbero fatto ricorso a certificati per giustificare valori anomali all’antidoping alla vigilia e durante le Olimpiadi di Rio.

Doping e certificati medici, il punto

Spesso un certificato medico che spiega la necessità dell’uso di determinate sostanze cela in realtà l’utilizzo di sostanze dopanti. Un caso molto noto, ha riguardato il Meldonium, il farmaco che ha “fatto fuori” la tennista russa Maria Sharapova, sospesa dalla Federazione Internazionale per due anni.

Per Fancy Bears, in tale caso, si tratterebbe di una “copertura” a posteriori fornita dall’Agenzia mondiale antidoping agli atleti. “Decine di atleti erano risultati positivi alla vigilia e durante i Giochi. I medagliati hanno usato sostanze illecite giustificate da certificati medici. Stay tuned for new leaks”, si legge sul sito degli hacker russi.

C’è chi parla di un tentativo di vendetta di Mosca dopo l’esclusione della Russia da Rio..

Doping e Fancy Bears, la Russia pronta a collaborare

La Russia, dal canto suo, è pronta “ad aiutare” le indagini nel caso in cui “fosse avanzata richiesta”. Il portavoce del presidente Vladimir Putin, Dmitri Peskov, ha infatti dichiarato che “la Russia ha sempre lottato contro il cyber-crimine e ha più volte invitato altri paesi per la cooperazione in questo campo”.

Teresa Cosentino

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