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È bastata un’occhiata alla cantina per distruggere la fontina!

La Cassazione ha confermato la decisione assunta con ordinanza dal Gip di Aosta : le forme di fontina sottoposte a sequestro, essendo state detenute in cantine palesemente sporche dovranno essere distrutte. È evidente la violazione dei divieti concernenti la loro detenzione!

La fontina va distrutta: i fatti

Con decreto del 27 Novembre 2015 il procuratore del Tribunale di Aosta ordinava ad un noto imprenditore della zona, Giuseppe B., la distruzione di 499 forme di formaggio di tipo fontina.  Le stesse erano state non soltanto prodotte in modo non conforme, ma venivano conservate unitamente a del veleno per topi e ad altri pesticidi e disinfestanti.

Il signor Giuseppe B. si opponeva a che tutte le sue fontine venissero distrutte e proponeva opposizione avverso il predetto decreto. Il Gip di Aosta, accogliendo solo in parte l’opposizione proposta, ordinava la distruzione di 251 forme di formaggio. Non demordeva l’imprenditore che, forte dell’asserita genuinità dei suoi formaggi, si rivolgeva alla Cassazione lamentando l’erronea applicazione dell’art 260  comma 3bis c.p.p. nonché un vizio per motivazione apparente da parte del giudice per le indagini preliminari.

Quando va distrutta la fontina: i casi

La Cassazione, con la sentenza n.44927 del 25 Ottobre scorso, ha però ritenuto infondato il ricorso precisando altresì che l’alienazione o la distruzione di beni sottoposti a sequestro rappresenta una forma anticipata di ablazione. L’art 260 comma 3 bis c.p.p. infatti, indica tassativamente i casi in cui può procedersi a distruzione, ovvero quando la custodia risulti difficile o onerosa, quando la stessa è pericolosa per la sicurezza, la salute o l’igiene pubblica e quando risulti evidente la violazione dei divieti di fabbricazione, possesso, detenzione e commercializzazione degli stessi.

I formaggi da distruggere si trovavano in prossimità di notevoli quantità di topicidi e insetticidi. Un’ esposizione diretta alla contaminazione dunque dalla quale  sarebbe potuto derivarne un  grave pericolo per la salute dei consumatori.

Il Gip, conformemente a quanto previsto dalla legge ne ha disposto pertanto l’immediata distruzione.

Fontine detenute in cantine sporche : vanno distrutte
Fontine detenute in cantine sporche : vanno distrutte

Nella stessa occasione, i giudici della Cassazione hanno inoltre ritenuto opportuna un’ulteriore precisazione ribadendo cosa debba intendersi per sostanze alimentari “in cattivo stato di conservazione”. Ed invero,  autorevole giurisprudenza della medesima Corte ha più volte statuito che “per aversi la configurabilità della contravvenzione ex art. 5 lettera b L. 30/04/1962 n.283, la quale vieta l’impiego nella produzione di alimenti, nella vendita,  nella detenzione per vendita, somministrazione o distribuzione per il consumo, di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione non dovrà guardarsi alle sole caratteristiche intrinseche dello stesso, ma è sufficiente che esso concerna le modalità estrinseche con cui si realizza, le quali devono uniformarsi alle prescrizioni normative o a regole di comune esperienza” (Sez. U, n.443 del 19 dicembre 2001).

La custodia in locali sporchi e igienicamente non idonei alla conservazione, avendo determinato la predetta violazione, ha reso quindi sufficiente il solo esame visivo dei luoghi perché il giudice ne ordinasse la distruzione, non essendo necessario alcun altro accertamento.

Giusy La Bianca

http://www.cortedicassazione.it

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