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Egitto: popstar condannata a due anni di carcere per un video provocante

Egitto: popstar condannata a due anni di carcere per un video provocante

Condannata a due anni di carcere per un video provocante. Siamo ancora una volta in Egitto. Non molto tempo dopo la vicenda della conduttrice televisiva punita dalla legge per aver parlato di sesso more uxorio durante un noto programma, il Paese infligge alla popstar egiziana Shyma una pena di non poco conto per aver – secondo l’accusa – “incitato alla dissolutezza” in un video clip nel quale la donna mangia una banana in maniera troppo ammiccante e sessualmente esplicita.

“Andi Zorof”: accusa e difesa tra critiche e provocazioni

shyma-2In particolare, nel video della canzone intitolata “Andi Zorof, la popstar 22enne sfodera una lingerie molto provocante e gioca con una banana in quella che pare essere un’aula scolastica dinanzi a soli uomini adulti.

La diffusione del video, postato sul web lo scorso 10 novembre, aveva provocato critiche pungenti in tutto il Paese e il subbuglio aveva determinato il suo arresto il 17 novembre. Adesso, un tribunale penale della capitale ha condannato Shyma Ahmed a due anni di carcere: a riferirlo in base a precise fonti giudiziarie, il quotidiano britannico The Telegraph.

La giovane star della musica si è difesa accusando, tramite il giornale egiziano Al Masry al Youm, il regista del video, Hosam al Sayed, per averle imposto le scene della clip che hanno suscitato così tanto clamore.

Shyma si è ulteriormente giustificata sul sul profilo Facebook scrivendo quanto segue: “Mi scuso con tutti coloro che sono stati disturbati dal video e lo hanno considerato indecente. Non avrei mai immaginato che potesse succedere tutto questo e che io sarei stata l’oggetto di un attacco così violento da parte di così tante persone”.

Giustificazioni, scuse e chiusure degli account social da parte della star della musica non sono servite a evitare l’arresto da parte delle forze dell’ordine.

“Andi Zorof”: la sentenza e i casi simili

Lo scorso 12 dicembre Shyma, ex concorrente del talent show “Arab Idol” originaria di Tanta, nel nord dell’Egitto, è comparsa in tribunale indossando un niqab, il velo che copre integralmente il corpo delle donne utilizzato nei paesi islamici.

Mentre attendeva di ascoltare la sentenza della corte, la cantante è stata vista leggere alcune pagine del Corano. Provocazione o pentimento che sia, contro la sentenza è possibile presentare il ricorso. Intanto, sia la cantante sia il regista, dovranno pagare una multa di 10mila sterline egiziane, somma equivalente a circa 560 dollari.

Oltre al sistema televisivo nazionale, anche per il settore musicale non è la prima volta che accadono episodi del genere: a novembre, il Collegio dei musicisti d’Egitto ha imposto alla cantante Sherine Abdelwahab il divieto di esibirsi in pubblico con l’accusa di essersi presa beffa del fiume Nilo durante un’esibizione dal vivo in cui la stessa trattava il tema dell’inquinamento delle acque del fiume.

Due anni fa, tra l’altro, un tribunale egiziano ha condannato a un anno di carcere una ballerina con l’accusa di “incitamento alla depravazione” per un video. Tutte vicende, queste, che rafforzano la convinzione di come i media e le arti che tali strumenti promuovono, in Egitto, subiscono ancora fortemente il controllo da parte dello Stato.

Eloisa Zerilli

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