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Espressione del diritto di voto e questioni di giurisdizionalità: competenza del giudice ordinario

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno confermato la competenza del giudice ordinario in merito al sindacato dell’espressione del diritto di voto, e non del giudice amministrativo.

Ogni cittadino ha diritto di esprimersi politicamente attraverso l’esercizio del diritto di voto ma, qualora ritenga che il proprio diritto venga violato, anche a causa di normative che ritenga non adeguate all’espressione delle proprie preferenze, dovrebbe poter far ricorso alla giustizia.

Ma chi è competente su tali questioni? In merito, ci viene in aiuto una recente pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione: con l’ordinanza del 20 ottobre 2016 n. 21262 chiarirebbe che il sindacato dell’espressione del diritto di voto è di competenza del giudice ordinario e non del giudice amministrativo. Vediamo il perché.

Espressione del diritto di voto e questione di giurisdizionalità: il caso

In data 31 marzo 2015, alcuni cittadini, iscritti nelle liste elettorali di Comuni facenti parte della regione Umbria, presentavano un ricorso dinnanzi al Tribunale ordinario di Perugia chiedendo di accertare e dichiarare il loro diritto di «voto libero, eguale, personale e diretto, così come attribuito e garantito nel suo esercizio dalla Costituzione italiana e dalle vigenti norme di diritto internazionale convenzionale».votare

Tale diritto, secondo i ricorrenti, verrebbe reso incerto dalla Legge della Regione Umbria del 23 febbraio 2015 n. 4, recante modifiche ed integrazioni alla legge regionale n. 2 del 2010 contenente «Norme per l’elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Giunta regionale», che altererebbe le garanzie sopra esposte e che, pertanto, dovrebbe essere sottoposta a scrutinio di costituzionalità.

La Regione Umbria, costituitasi in giudizio, contestava la mancata competenza di giurisdizione del Tribunale ordinario essendo competente, come disposto dal codice di procedura amministrativa all’art. 126, il giudice amministrativo.

La questione perveniva alla Suprema Corte che, riunendosi a Sezioni Unite, ha deciso per la prosecuzione del procedimento dinnanzi al giudice ordinario presso il quale era stato presentato ricorso.

Espressione del diritto di voto e questione di giurisdizionalità: la decisione delle Sezioni Unite

Con l’ ordinanza del 20 ottobre 2016 n. 21262, la Corte di Cassazione ha dato ragione ai ricorrenti ritenendo che il giudice adito fosse competente per la decisione nel merito degli accertamenti richiesti.asta

«Il Collegio ritiene che conoscere di detta controversia, promossa prima ed al di fuori dell’avvio del procedimento elettorale per il rinnovo degli organi elettivi della regione» spiega la Corte «spetta alla giurisdizione del giudice ordinario, perché il “petitum” sostanziale della domanda investe la tutela del diritto fondamentale di elettorato attivo, ed il giudice ordinario è il giudice naturale dei diritti fondamentali e, tra questi, dei diritti politici».

Secondo la Cassazione, pertanto, non operano gli articoli 126 e 133 del codice delle procedure amministrative, che indicano la competenza del giudice amministrativo per le controversi in materia elettorale e ne elencano tassativamente i casi di giurisdizione esclusiva; infatti, gli articoli in questione, assegnano al giudice amministrativo la competenza per le sole “operazioni elettorali”, ossia per la regolarità delle forme procedimentali di svolgimento delle elezioni e non in merito a situazioni antecedenti o diverse da esse.

La Corte di Cassazione, inoltre ritiene che la competenza del giudice amministrativo non è desumibile nemmeno dalla citata sentenza da parte della regione Umbria, emessa dalla Corte Costituzionale, n. 110 del 2015, poiché «la Corte Costituzionale non ha tratto la conclusione di inammissibilità della questione né dal difetto di legittimazione del  Tribunale ordinario, per ragioni al sistema di riparto di giurisdizione, [..] né dall’appartenenza alla giurisdizione amministrativa di una domanda finalizzata ad accertare la portata, ritenuta incerta, del diritto di voto nelle elezioni del Parlamento europeo» ma «ha affermato che, in presenza di una domanda di accertamento astratta, incardinata al di fuori di una determinata vicenda elettorale, non è possibile ravvisare il requisito della pregiudizialità costituzionale, il quale implica l’esistenza di un “petitum” separato e distinto dalla questione di costituzionalità su cui il giudice a quo sia chiamato a pronunciarsi».

In base a queste ragioni, pertanto, la Corte di Cassazione ha rinviato la questione al giudice ordinario inizialmente adito con ricorso per proseguire e decidere nel merito la questione.

Cari lettori ed elettori, come andrà a finire la questione? Beh, sul merito non ci resta che aspettare che la giustizia faccia il suo corso.

Maria Teresa La Sala

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