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Falò in spiaggia, il Comune risponde dei danni

La Corte di Cassazione, sezione terza civile, con la sentenza n. 20731 del 14 ottobre 2016, ha condannato il Comune di Maruggio, nella provincia di Taranto, al risarcimento del danno subito da una bambina che, passeggiando sul lido del mare, finì inavvertitamente sulle braci semispente sepolte sotto la sabbia di un falò acceso sulla spiaggia, riportando lesioni personali.

Con tale sentenza viene ribadito l’obbligo comunale di provvedere alla pulizia delle spiagge eventualmente avvalendosi di cooperative a cui concedere l’attività in appalto, in conformità delle rispettive normative regionali, ivi incluso l’obbligo di mantenere pulite e sicure le spiagge.

Viene rilevata dunque una violazione della normativa regionale, nella specie l’art. 54 d.l. n. 83/2012 la Legge regionale della Puglia, per non aver adeguatamente provveduto alla pulizia della spiaggia. Infatti, secondo la Suprema Corte, il fatto di non aver provveduto a spegnere il falò rimasto accesso sul lido e a rimuovere le braci ardenti lasciate in spiaggia configurerebbe un inadempimento dell’obbligo imposto per legge al Comune.

Il fatto che il Comune si sia affidato per lo svolgimento del servizio di pulizia delle spiagge ad un terzo, cooperativa di pulizie, non esclude la responsabilità dell’ente pubblico in virtù del principio sancito dall’art. 1228 c.c. per cui “il debitore che nell’adempimento dell’obbligazione si vale dell’opera di terzi, risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro”.

In virtù di ciò, con la sentenza in commento, la Corte Suprema ha condannato il Comune a risarcire il danno subito dalla minore, quantificato in € 1.400, dopo aver escluso una responsabilità in capo all’impresa di pulizie ed un concorso di colpa della vittima.

Martina Scarabotta

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