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Farmaci e prezzi uniformi di vendita: lo stop della Corte di Giustizia

Prezzi uniformi per la vendita di farmaci e Corte di Giustizia
Il mercato europeo è costruito attorno a quattro libertà fondamentali. La libera circolazione delle merci è garantita dall’eliminazione di dazi doganali e restrizioni quantitative, nonché dal divieto per gli Stati membri di adottare misure di effetto equivalente.
Cosa accade, però, se una normativa nazionale impone una politica di prezzi uniforme sulla vendita dei farmaci? Tale misura determina un effetto equiparabile alla restrizione quantitativa all’importazione? Alle domande risponde la Corte di Giustizia, sul rinvio pregiudiziale sollevato dalla Corte di appello tedesca.

ueIl rinvio pregiudiziale (art 267 TFUE) consente, infatti, al giudice di uno Stato membro di interpellare la Corte di Giustizia circa l’interpretazione del diritto europeo o la validità di un atto dell’Unione. L’obiettivo, dunque, è quello di risolvere la controversia pendente dinanzi al giudice nazionale (a quo), conformemente alla decisione emessa dalla Corte di Lussemburgo.

Normativa tedesca: la legge sulla vendita dei farmaci

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La legge tedesca sui medicinali prevede che il “Ministero federale per l’Economia e la Tecnologia è autorizzato a fissare fasce di prezzo per i medicinali distribuiti per la rivendita all’ingrosso e nelle farmacie […]” (art. 78, par. 1). Il regolamento sui prezzi dei farmaci si applica, altresì, alla “vendita per corrispondenza dei medicinali recapitati a consumatori finali in Germania da parte di farmacie aventi sede in un altro Stato membro dell’Unione europea” (art. 73, par. 1).

La legge relativa alla pubblicità nel settore sanitario, inoltre, vieta gli omaggi in denaro, in forma di sconti e buoni per i medicinali soggetti a prescrizione.
Il rinvio pregiudiziale sollevato dinanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione europea trae origine da un episodio che intreccia il sistema bonus e la normativa volta alla fissazione di un prezzo uniforme di vendita per i medicinali soggetti a prescrizione.

Il fatto: il sistema bonus viola la normativa tedesca?

Un’organizzazione di assistenza, sorta con lo scopo di migliorare le condizioni di vita dei pazienti iscritti, promuove una collaborazione con una farmacia olandese per corrispondenza. Attraverso un sistema di bonus, dunque, l’ente rende economicamente più vantaggioso per i propri soci l’acquisto di farmaci per la cura della malattia patita.
L’associazione per la lotta contro la concorrenza sleale, però, ritiene che tale sistema di bonus violi la normativa tedesca, eludendo l’uniformità del prezzo di vendita imposto.
Il tribunale accoglie l’azione inibitoria, vietando la promozione del sistema di bonus. Tale sentenza viene impugnata dinanzi alla Corte di Appello che, per risolvere la causa pendente, ritiene opportuno adire in via pregiudiziale la Corte di Giustizia ai sensi dell’art. 267 TFUE.

Rinvio pregiudiziale: le questioni rimesse alla Corte di Giustizia

Il rinvio pregiudiziale verte sull’interpretazione degli articoli 34 e 36 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Le questioni che la Corte di giustizia dovrà esaminare, infatti, sono tre.
Un sistema normativo nazionale, che preveda prezzi imposti per i medicinali soggetti a prescrizione, costituisce misura di effetto equivalente ad una restrizione quantitativa all’importazione, ai sensi dell’art. 34 TFUE? Un simile strumento sarebbe vietato, allorché precluso è ogni provvedimento nazionale che possa ostacolare, direttamente o indirettamente, in atto o in potenza, le importazioni tra gli Stati membri.
Tuttavia, tale regime uniforme di prezzi può trovare giustificazione nella tutela della salute e della vita delle persone ai sensi dell’art. 36 TFUE? Ed, eventualmente, quali requisiti servono a tal fine?

La Corte di Giustizia dice NO ai prezzi imposti

La prima sezione della Corte di Giustizia, nella causa C-148/15, esercita il proprio ruolo di interprete del diritto Ue, chiarendo il significato da attribuire alla libertà di circolazione delle merci nel mercato interno.
Innanzitutto, la normativa tedesca incide in misura diversa sulla vendita di medicinali, a seconda che i prodotti siano nazionali o provenienti da altri Stati membri.
La concorrenzialità dei prezzi, infatti, costituirebbe l’unico vantaggio su cui possono contare le farmacie situate in altri Stati membri, stante l’impossibilità di garantire un’assistenza diretta farmacista-paziente o l’erogazione di farmaci d’urgenza. L’imposizione di prezzi di vendita uniformi, dunque, colpisce maggiormente le farmacie stabilite in uno Stato membro diverso dalla Repubblica federale di Germania, ostacolando l’accesso al mercato dei prodotti extra-nazionali. Per le farmacie per corrispondenza, quindi, la politica dei prezzi può rappresentare un parametro concorrenziale più significativo che per le farmacie tradizionali.
Tuttavia, la misura potrebbe ancora essere ammessa dall’art. 36 TFUE. Tale disposizione consente un’eccezione alla regola generale della libera circolazione delle merci all’interno dell’Unione, purchè ciò trovi giustificazione nella tutela della salute e della vita delle persone.
Tale deroga, dunque, va interpretata restrittivamente, consentendo agli Stati membri di limitare la libera circolazione di merci solo aallorchédimostrino che la misura sia idonea e proporzionata rispetto all’obiettivo perseguito.
Ad esempio, la necessità di garantire un approvvigionamento di medicinali sicuro e di qualità potrebbe giustificare -ex art 36 TFUE- il freno posto alla libertà di scambi tra gli Stati membri.
Nel caso di specie, però, la Corte di Giustizia ha rilevato che le autorità tedesche non sono riuscite a dimostrare che l’imposizione di prezzi uniformi rappresenta uno strumento idoneo a tutelare vita e salute. Non vi sono, in particolare, prove che il regime dei prezzi imposti garantisca una migliore distribuzione geografica delle farmacie tradizionali in Germania.
Al contrario, la concorrenza sui prezzi dei medicinali potrebbe promuovere l’insediamento di farmacie in zone in cui l’esiguo numero di esercizi consentirebbe la fatturazione di prezzi più elevati o potrebbe, comunque, stimolare il mercato a vendere farmaci a prezzi ragionevoli.
In conclusione, il regime di prezzi imposti dalla normativa tedesca configura una misura di effetto equivalente ad una restrizione quantitativa all’importazione ai sensi dell’art. 34 TFUE. Tale strumento inoltre, non è giustificato ex art 36 TFUE poiché inadeguato all’obiettivo di tutelare salute e vita delle persone.

Claudia Cascio

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