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Fatture false: bonifico insufficiente contro l’accertamento

In materia di fatture false, i bonifici ed i pagamenti a mezzo di conti correnti bancari non costituiscono prova dell’effettività dell’operazione, essendo utilizzati fittiziamente proprio per porre in essere condotte illecite.

Questo il principio stabilito dalla Corte di Cassazione, Quinta Sezione Civile, con la sentenza n. 23804 del 23 novembre 2016.

Fatture false ed operazioni inesistenti

Per il nostro ordinamento, commette reato, secondo quanto espressamente previsto all’art. 8 del D.lgs. 74/2000, chi, al fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, emette o rilascia fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. La pena prevista è la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni.

Ma cosa si intende per operazioni inesistenti?

E’ opportuno distinguere tra:

operazioni oggettivamente inesistenti, che si hanno quando la cessione del bene o la prestazione del servizio non è mai effettivamente avvenuta;

operazioni soggettivamente inesistenti, che si hanno quando i beni sono ceduti  o i servizi sono resi da un soggetto diverso da quello che emette la fattura.

Il caso

La vicenda in questione prende le mosse da un ricorso presentato dalla società contribuente avverso due avvisi di accertamento con recupero a tassazione, per costi indeducibili e Iva indetraibile, per operazioni inesistenti. La Commissione Tributaria Provinciale in primo grado, e la Commissione Tributaria Regionale in appello, bocciano le tesi difensive della società contribuente, che quindi ricorre in Cassazione.

La Corte di Cassazione, rigetta il ricorso.

Ritenendo manifestamente infondati i primi due motivi di ricorso ed inammissibile per difetto di autosufficienza il terzo, gli ermellini arrivano all’esame del quarto ed ultimo motivo di ricorso. Con tale motivo, la ricorrente,  denuncia i vizi della motivazione della sentenza della Commissione Tributaria Regionale, in relazione all’individuazione delle operazioni inesistenti. Nello specifico, relativamente agli acquisti ritenuti oggettivamente inesistenti, si duole del fatto che non si sarebbe considerato che erano stati esibiti i pagamenti delle fatture di vendita delle merci, trattandosi di telefoni cellulari facilmente identificabili per tipo e modello. Ed ancora, con riferimento alle società emittenti, ritiene che erroneamente fossero state qualificate come “cartiere”, essendo invece perfettamente attive ed operanti.

Fatture false: basta il bonifico per vincere l’accertamento?

La Cassazione ritiene tale doglianza infondata.

La sentenza della C.T.R. infatti, chiarisce ampiamente che l’amministrazione finanziaria ha operato le rettifiche analitiche dei singoli componenti di reddito che sono risultati documentati da fatture false in seguito a specifici controlli e ispezioni svolti dalla Guardia di Finanza.  Da tali accertamenti «sono emersi fatti storici relativi all’emissione di fatture per operazioni inesistenti sui quali si sono basate le presunzioni gravi, precise e
concordanti su cui poggiano gli avvisi di accertamento». Nessuna valenza probatoria quindi può attribuirsi «ai pagamenti a mezzo di conti correnti bancari e bonifici, perché proprio tali strumenti vengono utilizzati fittiziamente in fattispecie quali quella per cui si procede».

A nulla vale poi l’asserita operatività delle società emittenti, poiché la contestazione riguarda l’inesistenza soggettiva, tipica delle c.d. “frodi carosello”.

Il bonifico bancario, quindi, pur essendo uno strumento tracciabile, non prova che l’operazione sia stata effettivamente realizzata e di conseguenza la veridicità della fattura, proprio perché di solito viene utilizzato per commettere le frodi di cui sopra.  Risulta pertanto legittimo,  l’accertamento sull’emissione di fatture per operazioni inesistenti  che mette in evidenza il meccanismo della frode carosello.

Sulla base di quanto detto, è evidente che, in questo caso, tracciabilità non rima con effettività.

Maria Rosaria Pensabene

 

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