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È favoreggiamento della prostituzione aiutare un’amica a trovare lavoro in una casa d’appuntamenti

Cerca di aiutare l’amica straniera a procurarsi un lavoro ed allontanarla dai soprusi del convivente. Subito dopo, però, la affida a un’altra amica, una italiana, che gestisce una casa di appuntamenti.

Con sentenza depositata il 1° settembre, la quarta sezione penale della Corte di Cassazione (sent. 36282/2016), ha sanzionato la condotta di una donna toscana, ritenendo irrilevante l’intenzione caritatevole – o almeno così ha tentato di gabellarlo la difesa – di voler aiutare l’amica che era fuggita dal compagno violento e versava in gravi condizioni economiche.

la Corte d’Appello di Firenze aveva confermato la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Lucca per il reato di favoreggiamento della prostituzione e condannato l’italiana alla pena di giustizia.

Casa d'appuntamenti
Trova lavoro ad un’amica in una casa d’appuntamenti: condannata.

Ad avviso della Corte fiorentina, risultava non contestato che l’imputata -per far fronte alla richiesta d’aiuto dell’amica straniera- l’avesse condotta presso l’abitazione della tenutaria di una casa di tolleranza al fine di consentirle di guadagnarsi da vivere intraprendendo l’attività illecita. L’imputata riteneva di avere in questo modo  reso un favore all’amica. Ma, argomenta la Corte,  «la finalità dell’azione della condannata non fa venire meno la consapevolezza e la volontà a far svolgere all’amica una attività consistente nell’esercizio della prostituzione».

L’intento nobile non incide sul perfezionamento del reato.

Ma c’è di più. Gli accordi intercorsi tra le italiane condussero ad un compromesso, ovvero: la divisione dei guadagni derivanti dall’attività. Pertanto alla premurosa amica sarebbe spettata una quota sul 50% della somma che la straniera avrebbe versato alla proprietaria della struttura. Ecco concorrere l’imputata nel reato di sfruttamento della prostituzione.

Rosalba Lo Buglio

 

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