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Favoreggiamento dell’immigrazione illegale: La Corte di Giustizia fa chiarezza

Successione di leggi penali nel tempo e mutamenti delle norme extrapenali: un argomento su cui la nostra Corte di Cassazione ha speso numerose pronunce, spesso tra loro discordanti, per trovare il giusto compromesso tra le esigenze di repressione dei reati e il principio di retroattività della norma favorevole al reo. Così, in materia di favoreggiamento dell’immigrazione illegale si sono posti non pochi problemi circa la configurabilità o meno dell’illecito penale nel caso in cui la condotta riguardi cittadini di paesi successivamente entrati a far parte dell’Unione Europea.

La Corte di Giustizia, con la sentenza del 6 ottobre 2016 resa nella causa C 218/15, ha fatto chiarezza sul punto appoggiando l’orientamento più rigoroso volto a garantire la massima repressione del fenomeno dell’immigrazione clandestina con una pronuncia che risulta compatibile con l’ultima sentenza pronunciata sull’argomento dalla Cassazione italiana in data 26 marzo 2015 n. 12918.

Immigrazione clandestina, la successione di norme extrapenali

Il caso controverso sottoposto più volte all’attenzione della Suprema Corte, che è addirittura pervenuto all’esame dei giudici europei chiamati a vagliare l’orientamento giurisprudenziale del nostro paese, riguarda il caso di cittadini italiani che, in data anteriore al primo gennaio 2007 (data di ingresso della Romania nell’Unione Europea) avevano compiuto attività volte ed idonee a favorire l’ingresso illegale di cittadini rumeni in Italia.

Una condotta, dunque, illecita di favoreggiamento all’immigrazione clandestina in quanto compiuta per favorire l’ingresso nel paese di cittadini che, all’epoca dei fatti, comunitari ancora non erano.

La Corte di Giustizia, con la recentissima pronuncia, contesta le pronunce della Cassazione che ritenevano simili condotte non penalmente rilevanti.

In base a questo orientamento, contestato dai giudici europei e ormai disconosciuto anche dalla stessa Cassazione con l’ultima pronuncia del marzo 2015 n. 12918, il principio del favor rei che giustifica la retroattività della nuova norma più favorevole al reo ex art. 2 c. 4 c.p., dovrebbe riguardare anche le ipotesi di mutamenti delle norme extrapenali e quindi anche i casi di sopravvenuto ingresso di nuovi paesi nell’Unione Europea. In base a tale orientamento, dunque, gli italiani colpevoli di aver favorito l’ingresso di rumeni in Italia seppure in data anteriore al 1.1.2007 non erano punibili per il principio di retroattività ex art. 2 c. 4 c.p.

La Corte di Giustizia ha contestato fermamente questa impostazione, statuendo che si tratta di una giurisprudenza volta ad incentivare forme di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina relative a cittadini facenti parte di paesi in fase di adesione all’UE ma ancora non facenti parte della stessa. La Corte ribadisce che in tali casi non possa applicarsi il principio di retroattività della norma penale favorevole ex art. 2 c.p. e che dunque tali condotte debbano essere penalmente sanzionate.

Si tratta di una pronuncia che tuttavia non si discosta da quello che attualmente è l’orientamento giurisprudenziale ad oggi prevalente quale sancito dalla Cassazione con la sentenza n.12918 del 2015 in cui si afferma: “L’adesione di uno Stato all’UE non determina la non punibilità del delitto commesso anteriormente alla data di entrata in vigore del Trattato di adesione, consistente nel compiere atti diretti a procurare l’ingresso nel territorio italiano dello straniero che sia cittadino di tale Stato”.

Una pronuncia della Corte Europea che dunque ad oggi va a confermare la posizione della Suprema Corte.

Martina Scarabotta

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