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Fertility Day e congedo parentale: i diritti dei genitori lavoratori

Con il Fertility Day il Ministero della Salute ha invitato gli italiani a proteggere la propria fertilità ma la campagna istituzionale, più che “sensibilizzare” le giovani coppie, ha innescato un vespaio di critiche e polemiche. Opinione pubblica, ordini professionali e persino membri del Governo hanno accusato la Ministra Beatrice Lorenzin di non comprendere il vero problema che sta alla base del calo di natalità.

Oltre ai fisiologici problemi di salute che generano l’infertilità, infatti, gli italiani – ma soprattutto le giovani italiane – non si ritengono adeguatamente tutelati dalla legge nel loro eventuale status di genitori.

fertility day
Logo della campagna istituzionale sul fertility day

Genitori lavoratori. Un binomio non sempre possibile

Studi universitari, lavori precari e pressione fiscale, secondo il parere dei giovani che contrastano il Fertility Day, sono i peggiori nemici dell’arrivo di un bebè. Eppure le leggi a sostegno del congedo parentale esistono da oltre mezzo secolo e continuano ad aggiornarsi per adeguarsi alla società contemporanea.

L’Italia, sulla scia delle direttive comunitarie e delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, ha emanato diverse leggi a sostegno della maternità osservando, con occhio presbite, le esigenze del bambino, della madre e del padre.

I primi deboli tentativi di tutela della lavoratrici madri sono arrivati già con la legge n. 860 del 1950, normativa successivamente ampliata e arricchita nel 1971. È con il d lgs n. 151 del 2001, però, che avviene la vera svolta protesa verso la creazione di un testo unico mirato a inglobare tutte le esigenze e le criticità vissute dalle donne e dal nuovo nucleo familiare.

Congedo parentale: diritti e tutele che spettano ai genitori lavoratori

Gli argomenti affrontati negli articoli di legge sono stati numerosi e variegati spaziando tra le norme a tutela della maternità a quelli che cercavano di sostenere il difficile compito di essere genitori.

Tra questi, solo per citarne sommariamente alcuni, va ricordato il divieto di licenziamento pre e post parto, gli ostacoli burocratici innescati per evitare la pratica fraudolenta delle “dimissioni in bianco”, il sollevamento da mansioni potenzialmente pericolose per la mamma e il bambino, il congedo in caso di adozione, il raddoppiamento delle tutele per i parti gemellari, i permessi per “allattamento”. Ultimo, ma certamente non per importanza, la scelta voluta di trasformare “l’astensione per maternità” in “congedo parentale” facendo entrare di diritto anche il padre nel desiderio e nell’onere di prendersi cura del bambino. Un intento antidiscriminatorio proseguito nel d lgs n. 81 del 2016 e grazie al quale il padre lavoratore può appellarsi per ottenere un congedo.

Tali diritti, però, valgono per i lavoratori dipendenti e ignorano le esigenze dei professionisti autonomi e degli imprenditori: non avendo un contratto da rispettare, infatti, questi ultimi non sono tenuti a giustificare le assenze. Una libertà che, soprattutto per le donne, si trasforma in una carenza di tutele.

Istituito il Fertility Day. Ma le leggi garantiscono veramente i genitori lavoratori?

Le politiche a sostegno della famiglia e dell’occupazione “in rosa” nel XXI secolo stanno cercando di camminare in sintonia cercando di supportare la donna nel suo doppio ruolo di madre e professionista. Un dovere sancito anche alla Conferenza di Lisbona durante la quale gli Stati Membri dell’Unione Europea sono stati invitati a potenziare i servizi dedicati all’infanzia. Ma la realtà è ben lontana dalle previsioni effettuate e le azioni avviate, come ad esempio i finanziamenti dei bonus bebé e i voucher baby sitting, non hanno raggiunto gli obiettivi auspicati.

Rimane sempre un dato di fatto: se i genitori non hanno parenti ai quali affidare i figli in età prescolare o non hanno le possibilità economiche per pagare le costose strutture private saranno costretti a una dura valutazione. E questo, nella quasi totalità dei casi, porta la donna a restare a casa. Per raggiungere la parità di diritti tra uomini e donne serve un radicale cambio della coscienza collettiva e una maggiore consapevolezza delle esigenze di tempo che richiede un minore. Il Fertility Day, alla luce del panorama normativo attualmente in vigore, non può raggiungere i risultati sperati finché alle donne verrà chiesto di scegliere tra il ruolo di madre e quello di professionista.

Marcella Sardo

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