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Figlio over 34? No al mantenimento, c’è parassitismo

La società moderna è connotata da un forte grado di disoccupazione giovanile. I dati Istat di marzo 2016 registravano un tasso ben più alto delle medie europee di circa il 40%. Questo ha determinato il dilagare del fenomeno dei figli “bamboccioni” che fino a oltre 40 anni rimangono in casa con i genitori chiedendo a questi il mantenimento.

La mancanza di una stabilità lavorativa ed economica dei figli maggiorenni può legittimare questi ultimi a pretendere dai genitori un mantenimento a vita? Il Tribunale di Milano ha detto “no” con una recente ordinanza destinata a segnare la storia nel diritto di famiglia.

Il Tribunale di Milano, con l’ordinanza del 29 marzo 2016, Giudice Buffone, pubblicata il 14 novembre 2016, ha adottato un’impostazione molto pragmatica fissando una soglia di età oltre la quale i genitori possano dirsi liberati dall’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non economicamente sufficienti di cui all’articolo 337-ter c.c.

La soglia limite è stata fissata nei 34 anni. Oltre tale età, per il giudice milanese, i figli che continuano a pretendere soldi a titolo di mantenimento dai genitori devono considerarsi dei “parassiti” e, in quanto tali, non più legittimati a pretendere il mantenimento.

Nel momento in cui il figlio compie 34 anni, cessa dunque l’obbligo al mantenimento da parte del genitore, e ciò sia nel caso in cui si tratti di figlio convivente con i genitori sia nel caso di figli di separati non residenti con i genitori. Al raggiungimento di tale età, il figlio maggiorenne, anche se non indipendente dal punto di vista economico in quanto privo di una adeguata retribuzione e di stabile lavoro, raggiunge comunque una sua dimensione di vita autonoma, assumendo dei doveri di autoresponsabilità e, pertanto, non può più pretendere la protrazione dell’obbligo al mantenimento  da parte dei genitori.

Secondo il Tribunale di Milano, non è ammissibile che la tutela della prole, sul piano giuridico, possa essere protratta oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, al di là dei quali si risolverebbe in «forme di vero e proprio parassitismo di ex giovani ai danni dei loro genitori sempre più anziani» non rispondendo più, oltre la soglia dei 34 anni, il mantenimento al perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione.

Il Tribunale prevede tuttavia la possibilità per i figli maggiorenni over 34 anni di ottenere dai genitori gli alimenti, nel caso in cui dimostrino lo stato di bisogno, al fine di ottenere quanto strettamente necessario per far fronte ai bisogni primari e alle esigenze di sopravvivenza. Una somma quella dovuta a titolo di alimenti di ben più ridotto ammontare dell’assegno di mantenimento in quanto sostanzialmente limitata all’essenziale per mangiare e sopravvivere.

Si tratta di una pronuncia destinata a far discutere e a segnare un importante orientamento giurisprudenziale, con l’elevata probabilità di finire all’attenzione della Suprema Corte.

Martina Scarabotta

 

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