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FISCO E TRIBUTI RIO 2016: 5 milioni e mezzo in premi per gli azzurri ma c’è un’aliquota del 42%

FISCO E TRIBUTI RIO 2016, 5 milioni e mezzo di euro in premi per gli azzurri…Ma sulle medaglie pesa un’aliquota del 42 per cento.

#rio2016

 

FISCO E TRIBUTI RIO 2016, per l’Italia è tempo di bilanci.

Le Olimpiadi di Rio de Janeiro hanno chiuso i battenti domenica 21 agosto, dopo 16 giorni di gare e 918 medaglie assegnate.

Per l’Italia è tempo di bilanci. Gli azzurri tornano a casa con un bottino di 28 medaglie, così suddivise: 8 d’oro, 12 d’argento e 8 di bronzo. L’Italia si qualifica nona nel medagliere come era già successo a Londra, con il rammarico di non essere riuscita ancora una volta a conquistare l’oro nella pallavolo.

Ma, a dirla tutta, questa non è l’unica nota spiacevole delle olimpiadi appena terminate…

FISCO E TRIBUTI RIO 2016, sulle medaglie pesa un’aliquota del 42%.

Infatti, gli azzurri portano a casa sì 28 medaglie del valore di ben 5 milioni e 400mila euro, che è il totale dei premi che il Coni dovrà pagare entro il 31 dicembre agli atleti italiani vincitori; ma la vera sorpresa è che tali 5,4 milioni sono da considerarsi al lordo di un’aliquota del 42%.

Lo Stato, dunque, incassa circa la metà dell’ammontare con cui celebra le vittorie, suscitando, ogni quattro anni, la stessa critica di sempre.

FISCO E TRIBUTI RIO 2016, resta l’amaro in bocca.

“Per un oro olimpico prendiamo meno di quanto prende Pellè in due giorni di allenamento in Cina”, così uno degli atleti che “a caldo” si è lasciato andare a una dichiarazione che non suscita scalpore, ma al contrario risveglia in chiunque un forte senso di amarezza.

E non è tutto, se a quanto sin qui illustrato si aggiunge la circostanza che negli ultimi quattro anni tantissimi tecnici azzurri “medagliati” sono volati via dall’Italia per trasferirsi in altri paesi in cui ricevono a fronte del proprio lavoro una paga di gran lunga migliore a quella nostrana.

Non è da sottovalutare, poi, che siano cifre abnormi per il campionato italiano, posto che sono ben lontane dal budget che una squadra di media o bassa classifica ha a disposizione all’anno.

Nella sessione di calciomercato ancora in corso, ad esempio, l’Atalanta ha investito 6 milioni di euro per l’acquisto dell’attaccante Alberto Paloschi dallo Swansea AFC.

E, ancora, se si guarda alle prime tre squadre del campionato di serie A, il corrispettivo economico dei premi che vanno agli atleti non basterebbe per acquistare soltanto uno tra i giocatori meno costosi in una rosa.

Italia vittoriosa, dunque.  Ma con un bottino che lascia l’amaro in bocca…

“Così è se vi pare”.

Teresa Cosentino

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