Shopping Cart

Francia: il Consiglio di Stato sospende il divieto del burkini

Il Consiglio di Stato si è pronunciato in via d’urgenza sul divieto del burkini nelle spiagge francesi. Vediamo insieme le motivazioni.

Francia, Consiglio di Stato, sospeso divieto burkini
Francia, Consiglio di Stato, sospeso divieto burkini

Dopo le polemiche sollevate dal divieto di indossare il burkini nelle spiagge di diversi comuni francesi, il Consiglio di Stato è intervenuto a ristabilire l’ordine.

Il dibattito è sorto quando l’uso di tale indumento è stato associato al dovere dei sindaci di garantire la sicurezza, potendo il burkini essere percepito come una provocazione alla comunità francese, già provata dai continui attentati terroristici.

Due associazioni a tutela dei diritti umani, convinte che il divieto acuisse soltanto l’intolleranza religiosa in un Paese come la Francia (il primo in Europa a vietare l’utilizzo del velo islamico integrale nei luoghi pubblici), hanno deciso di impugnare l’ordinanza emessa dal comune di Villeneuve-Loubet, trovando conforto nella decisione del Consiglio di Stato.

Lo stop del Conseil d’État al divieto del costume burkini

Quest’ultimo, infatti, ha ritenuto che il divieto rappresenti una grave violazione delle libertà fondamentali, non rappresentando il burkini un rischio effettivo per l’ordine pubblico, considerato anche che nessuna prova in senso contrario era stata fornita oltre alle paure dei cittadini.

Non essendovi evidenti ragioni di ordine pubblico da tutelare, era stato, così, violato il principio generale secondo cui le competenze dei sindaci devono sempre essere esercitate nel rispetto dei diritti umani.

Anche se la decisione, una volta definitiva, farà giurisprudenza, il dibattito in Francia non è destinato a spegnersi e diversi sindaci si sono già rifiutati di ritirare i provvedimenti anti-burkini.

Burkini tema caldo del momento: gli altri dibattiti in corso

Divieto burkini, Consiglio di Stato, Francia
Divieto burkini, Consiglio di Stato, Francia

Nel frattempo, mentre alcuni Paesi, come l’Italia, si schierano dalla parte della libertà di culto, in Germania, il dibattito è più variegato.

Nel 2013, il tribunale amministrativo federale ha deciso che le allieve musulmane non possono rifiutarsi di partecipare ai corsi di nuoto, potendo indossare proprio il burkini che rappresenta “un compromesso tra i doveri formativi dello Stato e la libertà religiosa”. Lo stesso burkini, tuttavia, è stato vietato in alcune piscine pubbliche.

Sempre in Germania sono stati annunciati provvedimenti per vietare l’utilizzo dei veli integrali nei luoghi pubblici e un tribunale amministrativo ha recentemente respinto il ricorso di una giovane che voleva seguire le lezioni di una scuola serale portando il niqab.

La motivazione principale dei futuri provvedimenti che interesseranno la Germania è certamente legata a motivi di pubblica sicurezza anche se la cancelliera Merkel non ha nascosto di considerare i veli integrali come un ostacolo all’integrazione delle donne.

La Corte europea dei diritti dell’uomo, dal canto suo, ha ritenuto legittima, seppur potenzialmente idonea a rafforzare le intolleranze religiose,  la legge francese che vieta l’utilizzo del velo integrale nei luoghi pubblici poiché favorisce le interazioni social e non perché capace di assicurare la sicurezza pubblica.

Inoltre, di recente, la Corte europea ha ritenendo legittimo anche il divieto di indossare il velo islamico (integrale o meno) sul luogo di lavoro pubblico in Francia. Non sussiste, infatti, una violazione del diritto alla libertà di religione perché è altrettanto importante tutelare il principio di laicità dello Stato ed è stato rispettato sia il principio di uguaglianza (il divieto riguarda ogni credo) che quello di proporzionalità (l’esibizione di simboli religiosi è vietata solo sul luogo di lavoro).

A livello di Unione europea, infine, in due recenti cause i rispettivi Avv. generali hanno ritenuto che il divieto del velo islamico sul luogo di lavoro rappresenti (C-188/15) o meno (C-157/15) una discriminazione diretta fondata sulla religione.

L’ultima parola spetta ora alla Corte di Giustizia, certi che di “burqa/niqab/burkini si” o “burqa/niqab/burkini no”, ne sentiremo ancora parlare.

Mia Magli

Ultimi articoli

Agi Sicilia – Il capitalismo geograficamente mobile
Divorzio congiunto: e se un coniuge revoca il consenso?
Testimoni di Geova e privacy all’attenzione della Corte di giustizia UE
ADR, arriva Conciliaweb. Nuovo strumento per le risoluzione delle controversi tra utenti e compagnie telefoniche

Formazione Professionale per Avvocati
P.Iva: 07003550824

Privacy Policy | Cookie Policy

Partner