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Il leader del Fronte Polisario accusato di genocidio, grandi speranze delle associazioni peri i diritti umani

Venuto a conoscenza che il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, avrebbe dovuto partecipare il 18 e 19 novembre ad una Conferenza internazionale di sostegno e solidarietà con il popolo Saharawi (EUCOCO) a Vilanova, nella periferia di Barcellona, il giudice dell’Audience Nationale, José de la Mata, ha deciso la riapertura di un procedimento penale per «genocidio e crimini contro l’umanità» contro Barhim Ghali, nei cui confronti ha spiccato un mandato d’arresto internazionale. Sprovvisto di immunità diplomatica, dunque, il leader saharawi dovrà essere molto accorto nei propri spostamenti per evitare la cattura .

Nell’atto di accusa si legge che il Fronte Polisario avrebbe messo a punto una vera e propria «una campagna per eliminare le élite saharawi di origine spagnola con l’intenzione di rompere i legami tra le diverse tribù e le loro autorità naturali, al fine di ottenere un controllo più diretto ed efficace su tutti i profughi saharawi nei campi controllati dal Fronte».

Un duro colpo per il Fronte, sottolinea Le Figaro. Il quotidiano francese ricorda infatti come da anni le associazioni denunciano il capo del Polisario per la sistematica violazione dei diritti umani nei campi di Tindouf in Algeria. «Si tratta di una situazione gravissima, una vera e propria emergenza umanitaria che abbiamo denunciato anche in diverse sessioni del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra », ricordano in un comunicato congiunto Giorgia Butera e Sara Baresi delle associazioni Mete Onlus e Protea. «Il fatto che finalmente qualcuno venga chiamato a rispondere di quella situazione – agginge la Baresi – è un fatto di straordinaria importanza, anche sul piano simbolico». Adesso «ci aspettiamo che le istituzioni europee e le organizzazioni internazionali aprano gli occhi sulla situazione dei campi di Tindouf», conclude l’attivista.

(Amer)

 

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