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Furto nel camper, per la Cassazione è furto in abitazione

Il furto di beni che si trovano all’interno di un camper è da ritenersi furto in abitazione anche quando il camper si trova in sosta temporanea in una pubblica piazza, in un parcheggio o in zone diverse dai campeggi dove solitamente questi mezzi sono parcheggiati. Ciò perché il camper assolve alle funzioni di una casa, seppur in maniera contingente e mobile, oltre a quelle di mezzo di locomozione. Lo ha stabilito la V Sezione Penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 38236 del 2016.

Il ricorso per Cassazione da cui è scaturita la sentenza in esame, era stato proposto dall’imputato, autore del furto, il quale aveva chiesto l’annullamento della sentenza della Corte di Appello di Roma che confermava la condanna in primo grado per furto in abitazione, aggravato dalla sottrazione di “cose esposte alla pubblica fede”. Il ricorso proposto dall’imputato lamentava la violazione di legge e il vizio di motivazione su due punti: 1) la qualificazione del reato di furto in abitazione ex art 624 bis c.p. di cui veniva richiesta la riqualificazione e 2) la sussistenza della circostanza aggravante del furto di “cose esposte alla pubblica fede” ex art 625 co. 1, n. 7) c.p.

La sentenza n. 38236 del 2016 della Corte di Cassazione  

Quanto al primo punto il ricorrente sosteneva che la Corte d’Appello di Roma non aveva adeguatamente motivato le circostanze del furto in abitazione ex art. 624 bis e ne chiedeva la riqualificazione.

Più esattamente: perché il camper sarebbe da considerarsi “abitazione” se si trova parcheggiato momentaneamente in luogo diverso da un campeggio?

red-white-campers-2-1448303Sulla questione la Corte di Cassazione, richiamando anche precedenti pronunce, ha precisato che è configurabile il furto in abitazione nel camper in quanto esso può essere considerato, oltre che mezzo di locomozione, “luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora” anche se parcheggiato in una zona diversa da un campeggio a da altra area riservata a questi mezzi. Per la giurisprudenza di legittimità, infatti, è da ritenersi privata dimora, nel delitto di furto in abitazione, “qualsiasi luogo nel quale le persone si trattengano per compiere, anche in modo transitorio e contingente, atti della loro vita privata”. Nella sua natura di “casa mobile” il camper è, infatti, idoneo allo svolgimento di attività domestiche di vita privata ed in tale modo veniva utilizzato dalla coppia di turisti tedeschi vittime del furto. Ciò a prescindere dal fatto che in quel momento esso si trovasse temporaneamente in sosta nei pressi di una piazza, parcheggiato come un qualsiasi altro veicolo.

Quanto al secondo punto l’ulteriore carenza nella motivazione evidenziata dall’imputato, riguardava la  sussistenza della circostanza aggravante di cui all’art. 625 c.p., ossia il furto di “cose esposte alla pubblica fede”. La Corte, per il ricorrente, ha mancato di evidenziare le ragioni per cui le cose sottratte dal camper possano al contempo ritenersi cose esposte al pubblico. Ciò in contraddizione con la qualificazione del camper  quale privata dimora.

Alla luce delle conclusioni della sentenza 38236/2016 diventa determinante dunque, per potersi qualificare la condotta di furto nel camper come furto in abitazione, specificare, caso per caso, in che modo esso assolve a funzioni abitative oltre quelle sempre possibili di mezzo di locomozione. Ciò anche al fine di escludere l’addebito di aggravanti non collegate né collegabili alla fattispecie.

Rosy Abruzzo

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