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Giocatore ferito da pallonata, non rispondono allenatore e società

“In materia di risarcimento danni per responsabilità civile conseguente ad un infortunio sportivo verificatosi a carico di un allievo all’interno di una scuola, non può essere considerata illecita la condotta di gioco che ha provocato un danno se è stata tenuta in una fase di gioco quale normalmente si presenta nel corso della partita, e si è tradotta in un comportamento normalmente praticato per risolverla, se non è connotata da un grado di violenza ed irruenza incompatibili col contesto ambientale e con l’età e la struttura fisica delle persone partecipanti al gioco”. (Cass. 18600/2016).

Giocatore ferito da pallonata, il caso

La vicenda risaliva al 1998, quando i genitori di un bimbo di 10 anni, iscritto alla scuola calcio U.C. Valmontone, convenivano in giudizio il club e l’allenatore dopo che, al termine dell’allenamento, durante una fase di gioco non regolamentata, il ragazzo veniva colpito sul volto da una pallonata, riportando una lesione oculare.

La richiesta di risarcimento era stata accolta dal Tribunale di Velletri, che condannava società e allenatore in via solidale. La sentenza di primo grado veniva però ribaltata in appello.

Avverso tale pronuncia, veniva proposto ricorso dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione, la quale confermava quanto statuito dai giudici di merito.

Giocatore ferito da pallonata, le ragioni dell’accusa

Secondo l’accusa, l’infortunio subito dal minore era stato determinato dal fatto illecito di un altro allievo della scuola calcio in conseguenza della violazione dell’obbligo di vigilanza posto a carico del precettore che avrebbe creato e lasciato permanere una situazione di pericolo da cui sarebbe scaturito l’evento dannoso. L’allenatore si trovava nella parte opposta del campo di calcio, non aveva il controllo visivo del gruppo in cui si trovava il minore, e non si era adoperato per evitare il verificarsi dell’evento dannoso.

Sussisteva, pertanto – sempre ad avviso dei ricorrenti – la responsabilità del mister, il quale non aveva apprestato le misure e gli accorgimenti, secondo l’ordinaria diligenza, per evitare prevedibili incidenti.

Giocatore ferito, la decisione della Cassazione

pallonata La Suprema Corte “elogia” quanto precedentemente statuito dai giudici di merito e rimarca i punti chiave della pronuncia con la recente sentenza n.18600/2016.

a) L’Articolo 2048 c.c. dispone che“i precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte (in tale caso l’allenatore) sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza”.

Nel caso di specie la sola cautela utile e rilevante è stata posta in atto dal mister, il quale ha formato dei gruppi di allievi di uguale età e quindi della medesima costituzione fisica ed è rimasto presente sul campo ove si svolgeva l’allenamento.

b) Per quanto attiene, invece , alla responsabilità della società ex art. 2049 c.c.,secondo cui“i padroni e i committenti (la società in tal caso) sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi (l’allenatore) nell’esercizio delle incombenze a cui sono adibiti”, occorre che il danno riportato dall’allievo discenda da un fatto illecito, ovvero da un comportamento contra legem, colposo o doloso, di un altro soggetto, che abbia cagionato un ingiusto pregiudizio. In altre parole, è necessario valutare se il comportamento del giovane calciatore che scaglia una pallonata verso il proprio compagno, cagionandogli la lesione oculare, possa considerarsi “fatto illecito” .

c) La fattispecie ad oggetto va risolta secondo i giudici considerando la scriminante del rischio consentito. La lesione riportata dal minore è stata determinata dalla forza con cui il pallone è stato calciato da un altro allievo e occorre porre in rilievo che tale comportamento, pur prevedibile nel corso di un allenamento calcistico, non può comunque ritenersi evitabile, in quanto neppure una serrata sorveglianza avrebbe consentito di calibrare la potenza e di orientare la direzione di ciascun calcio tirato al pallone da ogni bambino presente in campo e affidato all’allenatore, essendo irrilevante a quale distanza l’allenatore si trovasse all’interno del campo.

d) La mancanza del danno ingiusto. La ricorrenza della causa di giustificazione appena esposta esclude la sussistenza di un “danno ingiusto”e di conseguenza, l’insorgere di un obbligo risarcitorio.

L’attività sportiva, presentando tratti comuni con l’esercizio del diritto (art. 51 c.p.) ed il consenso del danneggiato (art. 50 c.p.), va ritenuta esente da responsabilità per i fatti commessi nel suo contesto, anche al di fuori delle cause di esclusione della responsabilità espressamente previste dal legislatore, in ragione del suo particolare valore sociale, educativo, formativo e morale.

E’ sufficiente fornire la prova che il fatto sia collegato funzionalmente al gioco e posto in essere con una forza compatibile con le caratteristiche concrete della disciplina praticata, la quale, in molti casi, si esplica con una certa dose di velocità, energia, aggressività, tutte situazioni generalmente considerate incompatibili con il dovuto grado di considerazione dell’altrui incolumità.

Saremo, viceversa, in presenza di un fatto giuridicamente punibile, con conseguente diritto al risarcimento dei danni, in tutti i casi in cui l’atto sia posto in essere al solo scopo di ledere, ovvero con una violenza incompatibile con le caratteristiche concrete del gioco stesso.

In altri termini, la scriminante del “rischio consentito” si rivela inapplicabile solo per condotte che abbiano l’effetto di offendere l’integrità fisica dei soggetti coinvolti nell’attività sportiva, con comportamenti non necessari né tantomeno funzionali al conseguimento dello scopo agonistico. E ciò a prescindere che il fatto dannoso sia commesso nell’ambito di una competizione ufficiale o meno, rilevando esclusivamente la dinamica agonistica in cui la condotta specifica è stata posta in essere.

e) In ultimo, ma non per ordine di importanza, non bisogna dimenticare che il fatto è avvenuto in un con    testo sportivo cui appartiene, stante l’età dei praticanti, anche il momento ludico, rientrando tra l’altro nella normale alea insita nella pratica sportiva anche di un minore.

Giocatore ferito da pallonata, gli ultimi orientamenti giurisprudenziali

Negli ultimi tempi, si registra una tendenza della giurisprudenza verso l’esclusione di responsabilità nei confronti delle società in casi simili a questo, apertura confermata anche da tale pronuncia.

Tuttavia, ciò non fa venire meno in capo alle società l’obbligo di prestare, sempre, la massima cura nella scelta degli istruttori dei settori giovanili, fissando regole di comportamento che impediscano, per quanto possibile, scelte arbitrarie e gesti inconsulti, in modo da limitare il rischio di un’omessa diligenza nel controllo dei giovani atleti.

In conclusione..

Occorre fermarsi un attimo e riflettere. La condotta irrispettosa delle regole del gioco inserita nel contesto di un’attività sportiva e connessa alla pratica dello sport è cosa ben diversa da quella tenuta in casi in cui la cornice agonistica serve da sfondo e costituisce solamente il pretesto per un’azione violenta.

Teresa Cosentino

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