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Il gioco delle “tre campanelle”: una truffa in piena regola

Il gioco delle “tre campanelle” è una vera e propria truffa che vede come vittime prevalentemente gli anziani. Lo conferma la Corte di Cassazione, Sezione II, con la sentenza 44951 del 25 ottobre 2016.

Tre campanelle, un sassolino, un telo, due complici. Questi gli ingredienti per la truffa perfetta. Se poi ci si aggiungono degli anziani – i classici “polli da spennare”- ed un luogo affollato, il gioco è fatto.

Peccato che sotto le campanelle non si nasconda mai il sassolino, ma una vera associazione a delinquere finalizzata alla truffa.

Le “tre campanelle” e le truffe ai danni degli anziani

Il gioco è sempre lo stesso, da decenni. L’imbonitore di turno che, con destrezza ed abilità, fa girare le campanelle sul telo, i finti giocatori suoi sodali, e un “palo”, pronto ad avvisare tutti dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Mutano i luoghi ma non i ruoli e le finalità criminali. Questa volta il teatro della truffa era una stazione di servizio del bolognese, dove le ignare vittime, in prevalenza anziani, venivano attirate a giocare con artifizi e raggiri, e spogliate del loro denaro da una vera e propria banda di malfattori, che non si faceva scrupolo, in alcuni casi, ad arrivare alla violenza fisica.

Tali condotte hanno portato, per i componenti della banda, alla configurazione del reato di associazione a delinquere finalizzata al compimento di vari reati, tra i quali, furto, truffa e rapina. Il GIP del Tribunale di Bologna, ha ritenuto quindi necessario applicare, a tutti i membri della banda, la misura della custodia cautelare in carcere, poi sostituita con quella degli arresti domiciliari.

Legittima l’applicazione della misura cautelare

La Cassazione, alla quale si arriva dopo il rigetto dell’istanza di riesame da parte del Tribunale di Bologna, conferma, con la sentenza 44951, depositata il 25 ottobre 2016, la legittimità dell’applicazione della misura cautelare.

Corretta è la configurazione del reato di truffa, considerato il comportamento di alcuni affiliati al sodalizio che attiravano le vittime  «facendo loro intendere falsamente di essere soggetti stranieri e di porre una mano sulla campanella per giocare, inducendoli così in errore».

Altresì corretta appare l’applicazione dell’aggravante della minorata difesa, considerato che in alcuni casi «le vitime erano persone molto anziane che cadevano nel tranello a motivo anche della loro età, proprio in ragione della quale esse erano selezionate dal gruppo criminale».

Maria Rosaria Pensabene

 

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