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Giudici di Pace: stop al precariato, scioperi e causa contro il Governo

I Giudici di Pace, spesso considerati dall’ordinamento nazionale come giudici “di serie B” rispetto ai giudici togati dei Tribunali, hanno deciso di farsi sentire con un’iniziativa contro il Governo nazionale volta a far valere i loro diritti al fine di ottenere una parificazione di trattamento con i magistrati ordinari e gli altri lavoratori pubblici.

L‘Unione dei Giudici di Pace Italiani nella conferenza del 14 novembre 2016 ha annunciato il proposito di oltre 300 giudici di pace italiani di fare causa innanzi al Tar del Lazio contro il Governo italiano, nelle persone del premier Matteo Renzi e del Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, per far valere la violazione a loro danno delle norme dell’ordinamento comunitario e della giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea sul lavoro.

Il segretari generale Dott. Andrea Rossi ha dichiarato: “Il governo Italiano infrange tutte le norme europee sul lavoro a danno dei giudici di pace, mediante la reiterazione abusiva di contratti a termine, il mancato riconoscimento di un compenso fisso e dignitoso, l’assenza di tutele della maternità, della salute e da infortuni sul lavoro, addirittura il disconoscimento dello stesso diritto alla pensione in aperta violazione di una sentenza della Corte di Giustizia Europea”.

“Siamo i lavoratori in nero della Giustizia“, aggiunge la Presidente Mariaflora Di Giovanni, “e la riforma in corso accentua il nostro precariato e la sudditanza dei giudici di pace allo Stato, prevedendo solo doveri e nessun diritto.”

L’unione dei Giudici di Pace ha altresì annunciato uno sciopero generale della categoria dal 21 al 25 novembre.

La protesta dei Giudici di Pace, con la “minaccia” di portare la situazione all’attenzione della Corte Europea, potrebbe essere finalmente l’occasione di riconoscere ufficialmente il valore e l’importanza di questa categoria di giudici di fondamentale importanza nel sistema giustizia italiano.

Martina Scarabotta

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