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Giustizia è fatta sulla morte di Simone Renda

Chiuso il processo sul caso Renda

Si chiude il processo sul caso Renda con la condanna di sei imputati. La Corte di Assise di Lecce, presieduta dal Presidente Roberto Tanisi, ha fatto chiarezza sulla morte del giovane.

Il caso si chiude con 21 e 25 anni di carcere. Nello specifico 25 anni di reclusione per Arcero Parra Cano e Pedro May Balam, direttore e vicedirettore del Carcere Municipale; 25 anni di reclusione per Hermilla Valero Gonzalez, giudice qualificatore di turno; 21 anni per le due guardie giurate Najera Sanchez Enrique e Luis Alberto Arcos Landeros e 21 anni anche per il responsabile dell’ufficio ricezione del carcere Gomez Cruz.

Tutti accusati di omicidio volontario. Su di essi pende la violazione dell’articolo 1 della Convenzione Onu contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

Vengono assolti entrambi gli agenti di Polizia Turistica del Municipio di Playa del Carmen, Josè Alfredo Gomez e Francisco Javier Frias.

Simone aveva trentaquattro anni quando morì in un carcere del Messico dove si trovava come turista. Era il 3 marzo 2007.

Venne arrestato due giorni prima del decesso dalla Polizia Turistica. L’accusa sarebbe stata di ubriachezza  molesta e disturbo della quiete pubblica. Rinchiuso in una cella di sicurezza, venne lasciato senza acqua e cibo. Morì disidratato 42 ore dopo.

Dopo anni di battaglie legali, i familiari non hanno perso le speranze. La vicenda venne minimizzata al tempo e il caso venne chiuso in fretta provando a cremare il corpo.

Al momento dell’arresto, il medico aveva, inoltre, diagnosticato un grave stato clinico dovuto a ipertensione e un sospetto principio d’infarto. La diagnosi non venne tenuta in considerazione.

Lo zio di Simone, Andrea Renda che si recò in Messico per il riconoscimento del cadavere e per il ritiro di tutti i documenti aveva raccontato, appunto, come la vicenda fu totalmente minimizzata.

Si conclude una delle vicende più misteriose della giustizia, una battaglia portata avanti dalla determinazione di una madre che non avrebbe mai potuto arrendersi davanti ad un’inspiegabile morte del figlio.

Tutto questo dimostra come la giustizia, anche se lenta, abbia il dovere di andare in fondo alle vicende. La Giustizia ha il dovere di far luce su casi che, altrimenti, sarebbero rimasti oscuri e misteriosi, come la morte di un giovane turista.

Perché non si può partire per una vacanza per poi non far più ritorno a casa.

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Sabrina Arnesano

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