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Orlando il funambolo: da Davigo a Mascherin per rassicurare Renzi

L’incontro di oggi a Palazzo Chigi fra governo e Anm era stato preparato con cura. Le mosse a lungo meditate, come in una partita a scacchi. Da giorni il ministro Orlando sistema le sue pedine: da un lato rassicurare Renzi, dall’altro fronteggiare l’Anm. Sul tappeto il peso politico del ministero di via Arenula. Già nelle settimane passate il guardasigilli si è visto commissariare l’agenda dalla magistratura associata che sulla riforma del processo penale ha tirato su le barricate, trovando immediatamente la sponda del Presidente del Consiglio. Il messaggio di Renzi è stato chiaro : «Mai contro Davigo» significa che Palazzo Chigi non intende aprire un altro fronte di scontro prima del referendum. E così, per fronteggiare le toghe associate, Andrea Orlando ha lavorato nei giorni scorsi per creare un fronte ampio che va dal Cnf di Mascherin al personale amministrativo, il quale – incassata la firma del bando che dovrà assicurare alla macchina amministrativa 1000 nuove unità di personale – sembra preferire l’interolocuzione diretta col ministro all’offerta di collaborazione offerta dall’Anm.

Davigo : Abbiamo manifestato il nostro disagio, ma abbiamo riscontrato disponibilità al dialogo

Così schierate le truppe, la prima delegazione ad essere accolta a Palazzo Chigi è stata quella togata. «Non è stato un dialogo tra sordi», ha commentato il ministro della Giustizia lasciando la sede del governo. «C’è stato un clima molto positivo, abbiamo tenuto conto di una serie di questioni impegnandoci a fare verifiche su come è possibile dare una risposta», ha spiegato Orlando parlando di «un confronto molto franco e aperto in cui è stato riconosciuto lo sforzo compiuto per migliorare la giurisdizione». Insomma, ad esito dell’incontro si registrano caute aperture da parte di tutti i partecipanti, a partire dalla spinosa questione della proroga delle pensioni a tutti i magistrati. Di quest’apertura dà atto anche Piercamillo Davigo che evidenzia come dal suo punto di vista la maggiore preoccupazione resta la «disparità di trattamento delle proroghe sulle pensioni limitate ad alcune persone anziché a tutti». L’associazione, mette in guardia il segretario dell’Anm,«ha deciso di dare appoggio ai magistrati che dovessero impugnare i provvedimenti sollevando pregiudiziale comunitaria». C’è il precedente della Corte di giustizia dell’Ue, spiega, «che ha ritenuto contrari al diritto comunitario analoghi provvedimenti presi dall’Ungheria. Se si dovesse arrivare a questo e ottenessimo ragione in sede di Corte di Giustizia Ue l’effetto sarebbe devastante perché rivivrebbe addirittura il termine originario di 75 anni per il collocamento a riposo. Ci sarebbero quindi problemi notevolissimi di gestione del personale di magistratura. Noi riteniamo ragionevole per almeno il periodo transitorio fino alla copertura dell’organico trattenere tutti in servizio – ha aggiunto- fino ai 72 anni come è stato fatto per quelli prorogati perché non costano niente perché prenderebbero la pensione e non lo stipendio tanto vale trattenerli in servizio e usarli per coprire i vuoti di organico». Nonostante i 400 nuovi posti messi a concorso nei giorni scorsi, ha poi spiegato Davigo, «mancano 1.130 magistrati che sono tanti su 9.000, non è la panacea ma almeno un pezzo lo copriamo trattenendoli in servizio».

È evidente che – come chiosato da Orlando – «la discussione è ancora in una fase interlocutoria, ma le posizioni si sono notevolmente avvicinate su diversi punti sollevati nella discussione».

Mascherin (CNF), soddisfatti dall’incontro con Renzi

Chi invece canta vittoria è il presidente del del Consiglio nazionale forense Andrea Mascherin, che dal muscolare confronto fra Orlando e Davigo sebra avere tutto da guadagnare. A partire – oggi – da una interlocuzione diretta col premier. «Siamo molto soddisfatti», fa sapere infatti il presidente del Cnf al termine dell’incontro. «Abbiamo parlato dei temi della giustizia, della professione, del processo penale, del processo civile, ci siamo soffermati sul tema del processo telematico sulle misure alternative al processo , come la negoziazione assistita che è molto coltivata dall’avvocatura, sul tema della sinteticità degli atti». Per quel che riguarda il processo penale -ha sottolineato Mascherin – «abbiamo ritenuto di dire che l’attuale disegno e’ un punto di equilibrio che media tra diverse aspettative e culture». Quanto alla professione ci siamo soffermati sull’esigenza di riconoscere in maniera importante il ruolo centrale dell’avvocatura, assieme a quello della magistratura, nel processo e nella giurisdizione». Inoltre, prosegue raggiante Mascherin «Abbiamo segnalato l’importanza di alcune misure come il legittimo impedimento dell’avvocata in gravidanza che ora è tenuta a fare una

causa anche al nono mese. Il primo ministro ha poi apprezzato molto l’impegno dell’avvocatura con il Miur nell’alternanza scuola-lavoro. L’avvocatura, e’ l’unica professione insieme alle aziende , che entrerà nelle scuole per insegnare ai ragazzi l’educazione civica, il diritto alla cittadanza».

Migliucci (UCPI), il Governo non ceda sulle modifiche codice penale

Meno interessato ad allacciare un rapporto diretto col premier, si esprime invece in senso critico Beniamino Migliucci dell’Unione delle Camere Penali. «C’è chi ha espresso soddisfazione per le aperture di Renzi all’incontro con l’Anm, noi penalisti ci auguriamo invece che non ci sia alcun cedimento da parte del Governo sulle modifiche del codice di procedura penale», commenta senza giri di parole. «Altri passi indietro sarebbero inaccettabili in un disegno di legge che già contiene aspetti fortemente negativi – continua Migliucci – come il processo con partecipazione a distanza e l’allungamento dei termini di prescrizione. Non sono tollerabili altri cedimenti, anche in relazione alle norme che servono per rendere il processo ragionevolmente breve a garanzia dell’imputato.

Andrea Merlo

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