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Giustizia: proroga pensioni, Morgigni chiede al csm di valutare conflitto attribuzione

     Roma, 2 novembre – Il consigliere togato di Autonomia e Indipendenza, Aldo Morgigni, ha chiesto al comitato di presidenza del Csm l’apertura di una pratica finalizzata a sollevare davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato in relazione alla legge che proroga il trattenimento in servizio dei magistrati con funzioni apicali presso la Corte di Cassazione.

     “Per effetto delle disposizioni – scrive Morgigni nella richiesta di apertura pratica indirizzata al Comitato di presidenza del Csm – cessano dal servizio tutti i magistrati di merito e di legittimità che compiono settantadue anni alla data del 31 dicembre 2016, con l’eccezione dei magistrati di legittimità che svolgano funzioni giudicanti o requirenti apicali, direttive superiori o direttive di legittimità. Si tratta di un ristretto numero di colleghi, tutti nominativamente individuabili, che svolgono presso la Corte di cassazione le funzioni di Primo Presidente, Procuratore generale, Primo Presidente aggiunto, Procuratore generale aggiunto, Presidente del Tribunale superiore delle acque pubbliche, Presidente di sezione, Avvocato generale”.

“I primi due, inoltre, – sottolinea – sono componenti di diritto del Consiglio superiore della Magistratura in base all’art. 104 della Costituzione. La pubblicazione del detto decreto-legge ha comportato necessariamente, da parte del Consiglio, la revoca delle pubblicazioni dei posti predetti ai fini della copertura dei posti. La conversione in legge ha definitivamente consolidato la situazione sopra descritta e ha perpetuato per un altro anno la composizione del Consiglio, quanto ai componenti di diritto. La Corte costituzionale, con giurisprudenza costante e consolidata, ha sempre riconosciuto la natura di ”potere dello Stato” in capo al Consiglio superiore della magistratura e la sua conseguente legittimazione a sollevare conflitto di attribuzione, in quanto organo direttamente investito delle funzioni previste dall’art. 105 della Costituzione”.

     La norma, scrive Morgigni nella richiesta “presenta molteplici profili di illegittimità costituzionale, poiché opera una divisione tra magistrati di merito e di legittimità e, tra questi, tra quanti svolgono funzioni requirenti e giudicanti e quanti svolgono funzioni apicali, direttive superiori o direttive di legittimità, in violazione dell’art. 107 della Costituzione, che prevede che i magistrati si distinguono tra loro soltanto per funzioni e non per il loro stato giuridico o economico, che è sempre il medesimo per tutti e si fonda precipuamente sull’anzianità di servizio e sul merito accertato attraverso il sistema delle valutazioni di professionalità”. Ora spetterà al Comitato di presidenza del Csm decidere se accogliere o meno la richiesta.

     (Asc/AdnKronos)

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